Carabinieri
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Mozzate (Como), 30 marzo 2020 - A metà ottobre aveva scatenato ore di terrore, con un unico obiettivo: scrutare nel telefono cellulare dell’ex moglie, capire se dopo la loro separazione, avvenuta ormai da tempo, la donna avesse iniziato a frequentare qualcuno. Per G.B., 57 anni di Mozzate, la Procura di Como ora ha chiesto il rinvio a giudizio, con fissazione dell’udienza a inizio aprile: deve rispondere di lesioni personali, sequestro di persona, incendio e violenza privata.

Imputazioni che ricalcano le sue condotte di quella mattina, quando aveva atteso l’ex moglie alle 6, lungo la strada che la donna percorreva per andare al lavoro. Era riuscito a fermarla e a farla scendere dall’auto, immobilizzandola. L’aveva poi chiusa nel bagagliaio, trasportata a casa sua a Mozzate, non molto distante dal luogo dell’aggressione. Una volta arrivati, aveva legato la donna a una sedia, chiudendole la bocca con nastro adesivo: quando aveva tentato di divincolarsi, l'uomo l’aveva colpita al volto, utilizzando anche un martello con il quale l’aveva ferita alla fronte. A quel punto era riuscito a impossessarsi del telefono cellulare e a controllare se ci fosse traccia di un altro uomo: dopo aver verificato che non c’era nulla di quello che aveva immaginato, l’aveva slegata e riportata nel luogo in cui era stata bloccata un’ora prima.

Ma una volta tornato a casa sua, l'uomo aveva dato fuoco a un’auto nel garage condominiale, per poi salire nel suo appartamento e ferirsi con un coltello da cucina. Era stato soccorso e trasportato in ospedale a Varese, ricoverato per alcuni giorni ma non in pericolo di vita. Nel frattempo anche l’ex moglie era finita in ospedale, medicata e dimessa. La ricostruzione di quelle due ore drammatiche era stata fatta dai carabinieri di Tradate e di Mozzate.