Identità di genere, l’aiuto ai ragazzi. Una decina di casi alla Fenice: "La politica non decida per loro"

Famiglie preoccupate: c’è un clima ostile contro l’unico ospedale pubblico che segue i minori sotto i 16 anni

Sono una decina i minori che, con le loro famiglie, hanno contatto lo sportello La Fenice - spazio T aperto nel 2019 all’interno di Arcigay-Orlando Brescia e avviato un percorso con lo psicoterapeuta per disforia di genere. Ora, però, c’è grande preoccupazione che l’unica realtà pubblica in Italia ad occuparsi di trattare l’incongruenza di genere dei minori, il Careggi di Firenze, possa esser messa all’indice, dopo l’interrogazione presentata da Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, alla presidenza del Consiglio e al ministro della Salute.

"I minori sotto i 16 anni che si sono rivolti a noi – spiega Louise Bonzoni, presidente Arcigay Orlando Brescia – e che sono stati indirizzati al Careggi sono stati una decina nel corso di questi anni, con un aumento negli ultimi due anni perché cresce il numero di genitori che prendono consapevolezza del malessere dei figli. L’interrogazione e la propaganda che si sta facendo ci preoccupa: perché i minori non devono essere ascoltati? Perché ci deve esser qualcuno, al di fuori della famiglia, che decide per loro?". Il problema, semmai, dovrebbe essere esattamente l’opposto, ovvero di creare le condizioni di maggiore accessibilità ai trattamenti (costose le trasferte), con almeno un centro per regione.

"Il tema non riguarda tanto gli adulti ma gli under-16. A Brescia si sta cercando di avviare il servizio – spiega Bonzoni – con medici, endocrinologi, psicoterapeuti, che stanno cercando di formare un’equipe, per cui siamo fiduciosi da una parte, ma preoccupati per il clima generale".

Il tam-tam corre nella rete e lo sportello bresciano è un’antenna che ha captato le preoccupazioni di famiglie di tutta Italia. "Non capiamo perché la politica debba infilarsi anche nel benessere dei nostri ragazzi – sottolinea Alessia, mamma veronese di Alex, che segue un percorso proprio al Careggi –. Mio figlio stava male, piangeva lui, piangevo io, non sapevamo dove sbatter la testa. Trovare una struttura che ti accoglie, professionisti che seguono tutta la famiglia, con lunghi percorsi anche psicologici, è stata una svolta, anche se questo vuol dire continue trasferte. La disforia di genere un capriccio? Ma chi si metterebbe a fare un capriccio che porta tanta sofferenza o che addirittura porta al suicidio? Loro vogliono solo sentirsi come gli altri".