Teleferica di Eupilio
Teleferica di Eupilio

Como, 26 maggio 2019 - Alla fine ha vinto la montagna che c’era prima dei tralicci della cementeria e ci sarà anche dopo, alleggerita dei milioni di metri cubi di marna che sono serviti a innalzare la Torre Velasca e gli altri grattacieli di Milano. L’ultimo in ordine di tempo è stato demolito nei giorni scorsi, poco prima dell’ingresso della galleria sulla Como-Lecco, e anche se per molti era un “ecomostro” a qualcuno mancherà. Ci si abitua a tutto, anche alla bruttezza verrebbe da dire, e generazioni di erbesi si sono abituati a vederlo incatenato dalla teleferica il Cornizzolo, riconoscibile a chilometri di distanza. Requiem alla montagna che si è immolata in nome del cemento, permettendo che le sue pietre sminuzzate e sbriciolate si trasformassero in grattacieli, autostrade, ponti e aeroporti. Un Eldorado iniziato molto prima degli anni del boom, prima addirittura della ricostruzione necessaria al termine della Seconda Guerra Mondiale. A Merone è dal lontano 1928 che benessere fa rima con cemento, da quando la Società-Fabbrica di Cemento Portland Montandon & C. aprì qui il suo impianto che in seguito, nel 1941, diverrà la Cementeria di Merone, e poi, negli anni ’90 il gruppo Holcim. Impossibile trovare un posto migliore: c’era l’acqua del lago di Pusiano fondamentale per il procedimento industriale e soprattutto la materia prima, la marna che si poteva estrarre a pochi chilometri di distanza, sulle pendici del Cornizzolo.

Per rendere più rapido l’arrivo della materia venne costruita anche una teleferica, lunga poco più di sei chilometri, che collegava la cava all’impianto. Non sembra neanche vero oggi che viviamo nel mondo delle app e forse anche per questo era tempo che la montagna si liberasse della sua teleferica e l’Italia dal cemento. Anche la Holcim ha dato il suo benestare garantendo che l’infrastruttura non è più strategica da quando la materia prima arriva da Ternate. Gli erbesi si possono riprendere il Cornizzolo, o ciò che ne resta, e il panorama liberato dalla teleferica di cui si è conservata solo qualche piccola porzione, a Merone e Pusiano per volere della Soprintendenza, per ricordare a coloro che verranno un po’ come le piramidi.