Don Roberto Malgesini
Don Roberto Malgesini

Como, 18 settembre 2020 -  Ha negato tutto, preso le distanze dalle dichiarazioni fatte martedì, e indicato un diverso colpevole dell’omicidio di don Roberto Malgesini: il Prefetto di Como. Ridha Mahmoudi, il tunisino di 53 anni, ieri è stato interrogato in carcere dal gip di Como Laura De Gregorio, a cui ha fornito una diversa versione rispetto a quanto fatto il giorno dell’arresto, davanti agli investigatori della Squadra Mobile.

"Non è vero niente – ha detto quando è stato letto il verbale della sua confessione – non sono stato io, è stato il Prefetto. Mi sono ferito alla mano da solo". Preciso, lucido e con una buonissima padronanza dell’Italiano, l’uomo ha risposto alle domande e parlato a lungo, senza fare ammissioni e ribadendo la teoria del complotto contro di lui, quel disegno che sarebbe stato ordito da tutti quelli che fingevano di aiutarlo, che avrebbe invece avuto il solo scopo di cacciarlo dall’Italia. Un atteggiamento apparentemente folle, ma solo la consulenza psichiatrica, nel momento in cui dovesse essere disposta, stabilirà se dietro a queste condotte, e allo stesso omicidio, c’è realmente una mente malata o solo disturbi comportamentali. Per il momento, nessun medico lo ha mai dichiarato incapace.

Nelle prossime ore Mahmoudi dovrà essere trasferito in un’altro carcere: la sua presenza al Bassone è impensabile. Qui tutti volevano bene a don Roberto, agenti e detenuti, e la sua morte è stata vissuta con sofferenza. La ferita più grave inferta al sacerdote, ha stabilito il medico legale, è stata una coltellata a un polmone.