Il Casinò Campione d'Italia

Campione d'Italia (Como), 31 luglio 2018 - Il casinò di Campione d’Italia, dichiarato fallito venerdì scorso, non riaprirà. A impedire la possibilità di un esercizio provvisorio sono le stesse norme, ma anche la natura dell’attività economica esercitata dalla casa da gioco, così come spiegato dai curatori fallimentari, i commercialisti Elisabetta Brugnoni, Sandro Litigio e Giulia Pusterla. "Pur nella consapevolezza delle gravi ripercussioni sull’intera comunità del comune di Campione d’Italia – spiegano – ragioni di carattere giuridico, prima ancora che di carattere economico, evidenziano l’impossibilità di avviare l’esercizio provvisorio». Sfuma così anche l’ultima speranza a cui in queste ultime ore di erano aggrappati quasi cinquecento dipendenti della casa da gioco, principale attività occupazionale da decenni, all’interno della quale lavorano anche intere famiglie. Tuttavia, spiegano i curatori, «la convenzione per la gestione della casa da gioco di Campione d’Italia del 2014, stipulata tra il Casinò di Campione Spa e il comune, che ha concesso la gestione della casa da gioco alla società oggi fallita, prevede la decadenza dalla gestione stessa in seguito al fallimento della società".

Situazione che in realtà si era prospettata già in seguito alla richiesta di concordato preventivo dello marzo scorso. «Cessato il rapporto, la società è tenuta alla immediata riconsegna dei beni mobili e immobili al Comune. Ne consegue quindi che i curatori non sono legittimati a disporre o richiedere l’esercizio provvisorio non avendo più la disponibilità dell’azienda». In Italia il gioco d’azzardo è vietato dalla legge e può essere svolto in deroga solo a fronte di particolari condizioni, come avveniva a Campione, dove il decreto legge 174 del 2012 aveva autorizzato la costituzione di un’apposita società integralmente partecipata dal Comune, sottoposta alla vigilanza dei Ministeri dell’Interno e dell’Economia. Società che ora è fallita. Ne deriva che, da un lato solo il Comune di Campione d’Italia può partecipare al capitale della società che gestisce la casa da gioco. Ma dall’altro non può più esercitare l’attività per effetto della procedura giuridica sul fallimento che è in corso. "Inoltre – concludono i curatori - la legge Madia del 2016 vieta alle pubbliche amministrazioni, nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico, di costituire nuove società o di acquisire o mantenere partecipazioni in società che gestiscono i medesimi servizi".