Cabiate, la casa in cui abitava la piccola Sharon
Cabiate, la casa in cui abitava la piccola Sharon

Cabiate (Como), 24 gennaio 2021 In quella casa di via Dante Alighieri a Cabiate, dove la sera dell’11 gennaio era stata soccorsa Sharon, Gabriel Robert Marincat viveva da circa tre mesi, poco dopo aver iniziato a frequentare la madre della piccola. Ma nelle ultime ore si era allontanato, trovando un altro posto in cui andare a vivere: luogo nel quale ieri i carabinieri della Tenenza di Mariano Comense, lo hanno raggiunto e arrestato. Solitamente era la nonna a occuparsi della sua nipotina, e a tenerla con sé mentre la madre era al lavoro al bar, e solo saltuariamente veniva affidata al venticinquenne, che conosceva da così poco tempo.

Anche il giorno della tragedia, quando Marincat ha chiamato la compagna per avvisarla che la bimba aveva iniziato a stare male, la donna ha subito chiamato la madre, chiedendole di andare a vedere cosa era successo. Anche a lei, il venticinquenne ha parlato del piccolo incidente con la stufetta, avvenuto verso le 15: "Ha pianto solo due minuti – aveva raccontato, ripetendo poi la stessa identica versione alla compagna e ai carabinieri – poi ha giocato, e si è addormentata su divano, fino alle 18. Quando ho tentato di svegliarla, mi sono accorto che respirava a fatica e, e che aveva vomitato". Di quell’incidente, Maricat aveva detto di non aver visto nulla: "Ero in cucina, ho sentito un rumore alle mie spalle e ho visto la stufetta rotta a terra".

Poco alla volta, oltre a quel graffio vicino al labbro notato fin da subito, si è formato un ematoma vicino all’orecchio. Nell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Andrea Giudici, sono elencate tutte le criticità riscontrate dal medico legale di Bergamo a cui aveva affidato l’incarico il sostituto procuratore di Como Antonia Pavan, con un quesito che gli chiedeva di indagare a tutto campo qualunque aspetto potesse essere di interesse delle indagini. Arrivando così a formulare l’ipotesi che la bimba, di soli 18 mesi di età, "sia stata ripetutamente picchiata, verosimilmente non solo in occasione del pomeriggio di lunedì 11 gennaio, quando si trovava da sola con l’indagato, ma anche in precedenti circostanze, nonché violentata in una epoca prossima a quel tragico pomeriggio". Infatti, quei segni che a un occhio non esperto potevano essere scambiati per i movimenti maldestri di una bambina che stava iniziando a muoversi da sola per casa, secondo il medico legale risalgono a giorni precedenti al decesso, e non sono riconducibili con cadute accidentali.

In particolare, il trauma cranico è risultato di una gravità tale da non poter essere compatibile con una "fase di apparente benessere, seguita dalla ripresa dell’attività di gioco", perché una lesione di quel tipo, genera fin da subito dolore, irritazione alle meningi, sanguinamento intracranico e una progressiva degenerazione neurologica. L’esito dell’autopsia, nel momento in cui ha escluso l’incompatibilità con qualunque modalità accidentale delle lesioni – e quindi piccole cadute in casa o giochi – e stabilito che era stata vittima di condotte ripetute nel tempo anche se recenti, in quanto caratterizzate da " differenti cromie", ha praticamente spalancato a Marincat le porte del carcere.