Vita da supplente breve? Un incubo. Per stipendi e Tfr tempi incerti o biblici

Saltati i pagamenti dell’ultimo trimestre, tutti aggrappati "all’11 gennaio." Un docente a Brescia: è spiacevole doversi appoggiare ai genitori e a volte sono i presidi a saldar

Un insegnante (Foto di archivio)

Un insegnante (Foto di archivio)

Brescia, 9 gennaio 2024 –  La data sul calendario è cerchiata in rosso: l’11 gennaio dovrebbe essere la volta buona, quella dell’emissione speciale dello stipendio di tre mesi.

"Ma anche il 28 dicembre la aspettavo e non è avvenuta, per cui ormai, come San Tommaso, se non vedo, non credo". A parlare è G., docente arrivato dall’Irpinia nel Bresciano nel 2017 e che da allora fa la vita del “supplente breve”, in attesa di riuscire a entrare di ruolo. Il prezzo della precarietà, tuttavia, è sin troppo caro: come migliaia di altri docenti in Italia, anche lui è finito nella morsa della procedura che lo ha lasciato senza stipendio da settembre.

"Non è piacevole dover chiedere un supporto ai genitori a più di 30 anni – sottolinea –. Affitti e spese quotidiane vanno pagati comunque, non possiamo rimandare a data da destinarsi. Eppure, dopo aver lavorato, sono qui in attesa di ricevere ciò che mi spetta". Difficile quantificare quanti siano nella stessa situazione, anche se G., che fa volontariato nel sindacato Gilda a Brescia, parla di circa 130 persone di sua conoscenza che condividono la stessa sorte.

"C’è anche il Tfr, che è una guerra, perché bisogna aspettare almeno 15 mesi per riceverlo. Gli stessi stipendi dei docenti sono bassi rispetto ai colleghi europei, a fronte di un’inflazione galoppante".

La questione delle supplenze brevi è, però, particolarmente eclatante. "Lo denunciamo da dieci anni – commenta Luisa Treccani, segretario generale Cisl Scuola Brescia e organizzativo Cisl Lombardia - perché gli aspetti problematici sono legati alla procedura". Per sintetizzare, la scuola che usufruisce dei supplenti per coprire brevi periodi di assenza degli insegnanti incaricati per l’anno o di ruolo, deve compilare la richiesta sulla piattaforma Sidi del Miur, per la copertura economica per assenza e sostituzione. Una volta inserito il contratto, il Mef effettua il calcolo e, quando c’è l’autorizzazione, il sistema della contabilità generale dello Stato verifica se la scuola ha la capienza economica per pagare. "Se c’è qualche intoppo in qualche fase della procedura si blocca tutto", evidenzia Treccani. E se, alla fine del processo, emerge che la scuola non ha la capienza economica? "È capitato che qualche dirigente abbia pagato di tasca propria, altrimenti il docente sarebbe rimasto senza soldi", afferma Treccani.

Un sistema contorto, che però potrebbe essere semplificato. "Prima del 2016 c’era lo stesso problema anche per quelle annuali, a me stessa è capitato di dover aspettare anche 4 mesi per ricevere lo stipendio. Poi con apposito Dpcm è stata regolamentata questa tipologia. Noi lo diciamo da tempo: le supplenze brevi devono essere trattate alla stregua di supplenze più lunghe. Basterebbe cambiare il codice di riferimento su Sidi e trattarle come quelle annuali, per cui non bisognerebbe più verificare la capienza delle scuole". Dal Ministero è arrivato qualche segnale in tal senso, con la promessa di sburocratizzazione. Si vedrà cosa accadrà l’11 gennaio, ma, se non si semplifica la procedura, fra tre mesi si potrebbe essere di nuovo allo stesso punto. "A marzo potrebbe riproporsi lo stesso problema – conclude Treccani -. Il Ministero si è dichiarato disponibile a risolverlo. Speriamo, è davvero una criticità incresciosa, perché dietro ogni lavoratore della scuola c’è una famiglia".