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9 mag 2022

Brescia, morto dopo il vaccino: "L’inchiesta va archiviata"

Nessun nesso di causalità secondo la Procura con il decesso di un 54enne

9 mag 2022
beatrice raspa
Cronaca
(DIRE) Bologna, 29 apr. - I vaccini anti-Covid hanno un'elevata protezione anche contro la variante Omicron. E anche a distanza di sei mesi, il rischio di ospedalizzazione o decesso resta inferiore del 70% rispetto ai non vaccinati. A metterlo nero su bianco sono i ricercatori dell'Alma Mater di Bologna, in uno studio coordinato dall'epidemiologo Lamberto Manzoli e pubblicato sulla rivista 'Vaccines'. L'indagine, che ha coinvolto anche studiosi dell'Università di Ferrara e dell'Asl di Pescara, ha seguito per oltre un anno l'efficacia dei vaccini contro il Covid sulla popolazione dell'Abruzzo. I dati raccolti hanno permesso così di analizzare diversi aspetti, tra cui le differenze tra vaccinati con due e tre dosi, la persistenza della protezione a sei mesi dalla somministrazione, la severità e contagiosità della variante Omicron tra i vaccinati e i non vaccinati, le differenze tra popolazione giovane e anziana.     "I risultati che abbiamo ottenuto confermano innanzitutto che chi ha ricevuto due o tre dosi di vaccino ha un rischio di ospedalizzazione o decesso per Covid tra l'80% e il 90% minore rispetto a chi non è vaccinato- spiega Manzoli- e abbiamo visto che questa protezione, pur diminuendo, rimane comunque elevata anche contro la variante Omicron, anche a distanza di sei mesi dall'ultima dose". Nel complesso, però, "è risultata essere modesta la protezione del vaccino contro l'infezione da Sars-CoV-2, sia con due che con tre dosi- spiega l'Ateneo di Bologna- un dato che va però valutato considerando che le persone vaccinate avevano meno restrizioni in termini di accesso a luoghi pubblici e privati rispetto ai non vaccinati e quindi una più elevata possibilità di entrare in contatto con il virus". Infine, l'analisi ha mostrato che con la variante Omicron i rischi di conseguenze gravi per gli under 30 sono molto limitati, anche tra i non vaccinati.   (San/ Dire) 13:38 29-04-2
Vaccino
(DIRE) Bologna, 29 apr. - I vaccini anti-Covid hanno un'elevata protezione anche contro la variante Omicron. E anche a distanza di sei mesi, il rischio di ospedalizzazione o decesso resta inferiore del 70% rispetto ai non vaccinati. A metterlo nero su bianco sono i ricercatori dell'Alma Mater di Bologna, in uno studio coordinato dall'epidemiologo Lamberto Manzoli e pubblicato sulla rivista 'Vaccines'. L'indagine, che ha coinvolto anche studiosi dell'Università di Ferrara e dell'Asl di Pescara, ha seguito per oltre un anno l'efficacia dei vaccini contro il Covid sulla popolazione dell'Abruzzo. I dati raccolti hanno permesso così di analizzare diversi aspetti, tra cui le differenze tra vaccinati con due e tre dosi, la persistenza della protezione a sei mesi dalla somministrazione, la severità e contagiosità della variante Omicron tra i vaccinati e i non vaccinati, le differenze tra popolazione giovane e anziana.     "I risultati che abbiamo ottenuto confermano innanzitutto che chi ha ricevuto due o tre dosi di vaccino ha un rischio di ospedalizzazione o decesso per Covid tra l'80% e il 90% minore rispetto a chi non è vaccinato- spiega Manzoli- e abbiamo visto che questa protezione, pur diminuendo, rimane comunque elevata anche contro la variante Omicron, anche a distanza di sei mesi dall'ultima dose". Nel complesso, però, "è risultata essere modesta la protezione del vaccino contro l'infezione da Sars-CoV-2, sia con due che con tre dosi- spiega l'Ateneo di Bologna- un dato che va però valutato considerando che le persone vaccinate avevano meno restrizioni in termini di accesso a luoghi pubblici e privati rispetto ai non vaccinati e quindi una più elevata possibilità di entrare in contatto con il virus". Infine, l'analisi ha mostrato che con la variante Omicron i rischi di conseguenze gravi per gli under 30 sono molto limitati, anche tra i non vaccinati.   (San/ Dire) 13:38 29-04-2
Vaccino

Flero (Brescia) - La Procura di Brescia ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per la morte di Gianluca Masserdotti, il 54enne deceduto improvvisamente la scorsa primavera dodici giorni dopo la somministrazione della prima dose del vaccino Astrazeneca. Stando a una consulenza eseguita per conto dei pm Gianluca Grippo e Federica Ceschi non sarebbe stato ravvisato un nesso di causalità diretta tra il decesso del meccanico e l’inoculazione del siero. Masserdotti infatti pare soffrisse di una patologia legata alla coaugulazione del sangue, questa la conclusione degli accertamenti. Una malattia pregressa rimasta latente fino a quel momento, di cui la vittima non era a conoscenza, che avrebbe innescato l’esito fatale. Di qui la decisione della Procura di archiviare l’indagine per omicidio colposo, sempre rimasta a carico di ignoti.

Una compagna , padre di due figli - una ragazza di 28 anni e un ragazzo di 20 -, passione per il Brescia Calcio, Masserdotti aveva ricevuto la prima dose di anti Covid dell’azienda anglosvedese - nelle settimane a seguire sospesa per la popolazione con meno di 60 anni - sabato 29 maggio. I problemi si erano presentati solo in un secondo momento, inizialmente solo sotto forma di reazioni avverse comuni, ovvero qualche linea di febbre e un po’ malessere curati (e passati) con la Tachipirina. Per tutta la settimana successiva il 54enne si era sentito bene. Era andato a lavorare, aveva fatto vita regolare. Sei giorni dopo, una ricaduta, con esplosione di una sintomatologia preoccupante. Febbre a 40, mal di testa forte, svenimenti. I familiari lo hanno portato in ospedale con un’ischemia cerebrale ormai in corso, e piastrine praticamente azzerate.

Da quel momento la situazione è andata precipitando. A dispetto di un intervento al cervello da cui Masserdotti si era risvegliato, i trombi si sono generalizzati e hanno avuto la meglio, finché l’11 giugno è subentrato il decesso. Il giorno prima la stessa sorte era toccata alla diciottenne ligure Camilla Canepa, morta dopo essere stata vaccinata con Astrazeneca. Nel suo caso però i consulenti della Procura hanno accertato che il decesso per trombosi fosse da correlare a un effetto avverso del vaccino, non soffrendo la ragazza di alcun malanno pregresso né avendo assunto lei farmaci in concomitanza con la vaccinazione.

 

 

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