Una donna disperata
Una donna disperata

Lonato del Garda, 14 ottobre 2019 - Dalla promessa di installare un condizionatore, alle minacce e ai ricatti. Si è concluso con una condanna a sei anni di reclusione il processo a un quarantasettenne bergamasco, A.G., sedicente venditore a domicilio finito alla sbarra per estorsione. L’uomo è accusato di aver spillato 155.433 euro a un’anziana e al figlio raggirati con la scusa di un’occasione che avrebbe consentito loro di affrontare le estati stando al fresco tra le mura domestiche. L’affare proposto però, stando alla ricostruzione del pm Antonio Bassolino, altro non era che una trappola.

La storia arriva da Lonato del Garda. L’incubo per la signora, 75 anni, iniziò a luglio 2014, quando un amico di cui si fidava perché le aveva già venduto a domicilio materassi le presentò A.G.. «Mi disse di essere venditore, si offrì di installarci i condizionatori. Faceva molto caldo, io e mio figlio accettammo» ha raccontato in aula l’anziana. L'impianto in base agli accordi sarebbe costato dodicimila euro. Presunto venditore e acquirenti si accordarono di pagare a rate rivolgendosi a una finanziaria. Dopo i primi pagamenti, l’agenzia si informò per verificare che il condizionatore fosse stato montato, ma saltò fuori che i lavori non erano nemmeno iniziati. I clienti ne chiesero conto all’imputato, il quale però richiese per sbloccare il ritardo ulteriori tremila euro. Solo l’inizio di una escalation di richieste e ricatti conditi da minacce più o meno esplicite, dice l’accusa.

«Un giorno A.G. mi disse che vivevamo in una bella casa – ha testimoniato la donna – Aggiunse che era molto isolata e qualcuno sarebbe potuto venire a incendiarla. Telefonava, veniva di continuo da noi. Voleva sempre di più». Spaventata, la nonnina continuava a sborsare. Le richieste di denaro per la Procura proseguirono dal 24 novembre 2014 all’11 maggio 2015, periodo in cui l’imputato avrebbe raggranellato oltre 155mila euro. Lui non si è mai presentato in aula per raccontare la sua verità. La difesa ha rigettato le accuse e ha chiesto l’assoluzione. Il giudice non gli ha creduto e, oltre alla condanna, ha inflitto il pagamento di una provvisionale di 40mila euro.