Piazza Loggia, verità a ostacoli Il processo parte con un rinvio: “Troppe udienze, servono giudici”

Il presidente della Corte d’Assise: "Oberati di lavoro". E il dibattimento su Roberto Zorzi slitta a giugno

La strage di Piazza della Loggia

La strage di Piazza della Loggia

Brescia, 1 marzo 2024 –  “State tranquilli : il processo si farà". La promessa è di calendarizzare tre udienze al mese ("a patto che ci assegnino risorse"), di dare continuità al procedimento e di terminarlo entro l’aprile 2025. Ma prima del 18 giugno, data della prossima udienza, non si può decidere nulla.

Parola del presidente della Corte d’Assise Roberto Spanò, davanti al quale ieri si è aperto il giudizio nei confronti di uno dei presunti esecutori materiali della strage di piazza Loggia: Roberto Zorzi, l’ex marmista veronese negli anni ‘70 militante di Ordine Nuovo.

Il diciassettesimo processo per la strage di Brescia, che debutta con un rinvio di quasi 4 mesi dopo un’udienza preliminare durata un anno. Colpa di ruoli troppo congestionati: "La nostra sezione è oberata da procedimenti di codice rosso, che per legge hanno la priorità, e da casi importanti, dai processi nei confronti dei magistrati milanesi a numerosi omicidi passando per il disastro ambientale Caffaro - ha premesso il presidente -. Non siamo in grado di formare un collegio dedicato alla strage. Ho chiesto nuovi giudici da applicare alla sezione e ho avuto rassicurazioni in tal senso, ma per stabilire un calendario voglio che le risorse siano effettive, e non solo sulla carta".

Dopo il chiarimento , hanno preso la parola le parti – in aula anche il procuratore Francesco Prete – per anticipare, in sintesi, le prove di cui sarà chiesta l’acquisizione. La procura punterà su una cinquantina di testi (sei però sono deceduti, molti sono centenari) e sulle sentenze passate in giudicato. La difesa, rappresentata dagli avvocati del Foro di Verona Stefano Casali e Edoardo Lana, su oltre un centinaio di testimonianze ("Ma ci rendiamo disponibili a sfrondarle"), le 23 parti civili, parenti delle vittime e dei feriti (cui vanno aggiunti sindacati, Comune, Palazzo Chigi e il ministero degli Interni) su verbali e una quindicina di testimoni, tra cui un paio del tutto inediti. Tra loro infatti ci sono due donne che la mattina del 28 maggio ‘74, all’epoca sedicenni, erano in piazza e rimasero ferite: Francesca Inverardi, operaia, e Beatrice Capra, allora studentessa e poi assistente sociale.

"Nei processi precedenti avevano preferito rimanere ai margini, oggi invece hanno trovato la forza di costituirsi, capendo che il danno da loro subito è stato un danno per la città" dice l’avvocato Luca Meraviglia, che le assiste insieme ai colleghi Pietro Garbarino e Vincenzo Copeta. La loro testimonianza apporterà un altro pezzo di verità, perché come non si stanca di sottolineare il presidente dei familiari delle vittime, Manlio Milani, "ricostruire la verità giudiziaria è importante per la verità storica, e viceversa. Per me affrontare un nuovo processo significa tonare a quel giorno, per me il passato è il presente" ha dichiarato commosso.

La quarta istruttoria , condotta dall’aggiunto Silvio Bonfigli e dalla collega Caty Bressanelli, poggia sulla sentenza Conforti della Corte d’appello bis di Milano, che nel 2015 condannò all’ergastolo il leader di Ordine nuovo del Triveneto, il medico veneziano Carlo Maria Maggi, ritenuto l’ideologo della strategia della tensione (morì ai domiciliari) e l’ex spia del Sid Maurizio Tramonte (che si professa innocente e dopo la bocciatura di una prima istanza di revisione si appresta a presentarne una seconda). Gli inquirenti sono convinti che a piazzare la gelignite durante la manifestazione sindacale sia stato Zorzi, che oggi vive negli Usa dove ha un allevamento di dobermann battezzato “Il Littorio“, insieme all’amico e concittadino Marco Toffaloni, nel ‘74 sedicenne - il 7 marzo sarà a giudizio davanti al tribunale dei minori -, che con il primo frequentava assiduamente i camerati bresciani. Figure che per l’accusa si muovevano in un contesto di opacità e interessi convergenti tra destra eversiva, forze dell’ordine e servizi segreti deviati, ed esponenti della Nato favorevoli a un colpo di Stato.