BEATRICE RASPA
Cronaca

Strage della Loggia, l’anniversario dei 50 anni. Il discorso del presidente Mattarella

Il capo dello Stato ha parlato a braccio in occasione delle celebrazioni ufficiali al teatro Grande: “Il bersaglio era lo Stato. Il miglior omaggio possibile alle vittime è respingere chi semina odio”

Brescia, 28 maggio 2024 – Applausi scroscianti in un teatro Grande affollato di autorità e studenti per il presidente Mattarella, che prima e dopo il suo discorso commemorativo della strage di piazza della Loggia non ha risparmiato strette di mano e abbracci.

A partire da quello con il presidente dell'associazione delle vittime e della Casa della memoria Manlio Milani, che ha stretto a lungo.

L’intervento a braccio

"Cari familiari delle vittime, caro presidente Milani, sindaci, autorità, cittadini, sono trascorsi 50 anni dall'attentato. Oggi la Repubblica italiana è Brescia, piazza Loggia, è questo teatro, con il coinvolgimento di tante persone, tanti giovani, con la volontà di rendere testimonianza e stringersi attorno alla città che tuttora è ferita per quel barbaro atto di terrorismo -  è il suo discorso a braccio, commosso e convinto - Le immagini ci portano a quegli anni oscuri e tristi, ci hanno fatto rivivere il dolore. Abbiamo rivisto il boato, il fumo, il sangue, le urla e il pianto e la sofferenza indicibile dei familiari. Tutti gli italiani che nel 1974 erano cittadini consapevoli ricordano in modo indelebile quella giornata”.

"Voglio ripetere i nomi delle vittime: Giulietta Banzi 34 anni, Livia Bottardi 32, Clementina Calzari 31, Alberto Trebeschi 37, Euplo Natali 69, Luigi Pinto, 25, Bartolomeo Talenti 56, Vittorio Zambarda 60. Tre donne e cinque uomini, una rappresentanza delle cittadinanza nelle sue diverse generazioni. Quanti sogni e progetti sottratti e legami tagliati. Ho appena incontrato i familiari delle vittime, desidero ricordare anche il loro dolore, la compostezza e la sete di verità che permangono. Continuano l’opera di promuovere la memoria, chiedono ancora giustizia. Un impulso deciso, il loro, per le ricerca della verità.”

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella circondato dai sindaci del Bresciano (Venezia)
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella circondato dai sindaci del Bresciano (Venezia)

Il ricordo del presidente

“Di quel giorno – ha proseguito il capo dello Stato – ricordo l'inquietudine e l'apprensione che si diffusero in ogni angolo del paese. Segnali cupi minacciavano la nostra giovane democrazia. La risposta di Brescia fu netta, compatta e determinata. I cittadini si raccolsero attorno al Comune allora guidato dal sindaco Bruno Boni. Brescia rappresentò un esempio per tutto il Paese caratterizzato da grandi ideali ma anche spinte eversive, talvolta con la complicità di uomini che violavano fedeltà alla Repubblica”.

“La strage di Brescia seguiva pesteggi, intimidazioni, attentati neofascisti. Armi, bombe ed esplosivi erano stati sequestrati a estremisti di destra. Un giovane (Silvio Ferrari, ndr) era morto dilaniato da una bomba che trasportava. Quella manifestazione era una risposta della società civile bresciana contro queste inaccettabili violenze. Fu allora che il terrorismo nero alzò il livello dell’intimidazione”.

L’obiettivo dei terroristi

"Brescia fu colpita al cuore. L’intento era chiaro: punire e terrorizzare chi manifestava contro il neofascismo, era un tentativo di destabilizzazione della democrazia, con quella bomba si volevano fermare le conquiste sociali e politiche, si volevano portare le lancette del tempo indietro. In quell’anno Grecia e Portogallo si liberavano del fardello dei regimi mentre in Italia c’era chi tramava contro la Repubblica nata dalla Resistenza, che aveva scolpito nella carta costituzionale i suoi principi di libertà e pluralismo”.

Il saluto di Mattarella al teatro Grande (Venezia)
Il saluto di Mattarella al teatro Grande (Venezia)

"Inaugurare una stagione repressiva era l’obiettivo di questi giovani manovrati da fini ideologi che godevano dei silenzi e della complicità di pezzi di Stato. La stessa matrice stragista di piazza Fontana, Peteano, della questura di Milano, dell’Italicus, Bologna, San Benedetto Val di Sangro. Una sequenza legale impressionante con unico filo: l’eversione nera e la difficoltà di accertare la verità per inaccettabili depistaggi. Le sentenza di Brescia hanno chiarito ormai il quadro delineando con precisione responsabilità. Dal nuovo filone di inchiesta possono emergere nuovi tasselli. Attendiamo con pazienza. La verità è un pilastro della democrazia”.

Lo Stato come bersaglio

Mattarella si è avviato così alla conclusione. “All’epoca c’era chi parlava di stragi di Stato – è il suo ragionamento – Una definizione che suscita sdegno perché il bersaglio era proprio lo Stato con infiltrati che tentarono di corromperlo dall’interno. Lo Stato è costituito dalle sue pubbliche istituzioni e dai cittadini che hanno rispettato le regole, dai cittadini che si spendono per la libertà. Complici e collusi non rappresentano lo Stato, hanno tradito l’Italia, hanno tramato nell’ombra”.

"Nella lotta tra ideologie, nera e rossa, ha prevalso lo Stato vero, una vittoria di tutti i cittadini italiani che si sono sempre raccolti attorno alle istituzioni e mai hanno reclamato misure autoritarie. Anche oggi in un quadro caratterizzato da guerra e violenza respiriamo tensione e si intravede il disegno di eliminare libertà e democrazia nel mondo. C’è chi cerca di alimentare sfiducia. È un tentativo che oggi come allora va respinto. Il modo migliore di ricordare le vittime è respingere i predicatori di odio e i seminatori di discordia e rivivere i principi della nostra Costituzione operando per la diffusione della libertà e dei diritti. L'Italia oggi abbraccia Brescia nel comune ricordo dei suoi martiri che non saranno dimenticati".