L'assessore regionale Giulio Gallera
L'assessore regionale Giulio Gallera

Brescia, 9 gennaio 2019 - «Faremo tutti i controlli per escludere che quanto accaduto agli Spedali Civili di Brescia sia dovuto a fattori in qualsiasi modo prevedibili – scandisce l’assessore regionale al welfare Giulio Gallera –. Ma vorrei che i genitori, i lombardi, tenessero presente il contesto, che è quello di un reparto che si occupa di bambini in una situazione di fragilità assoluta».

I quattro neonati morti tra il 30 dicembre e il 5 gennaio al Civile (ma la Procura, ha precisato l’Asst, indaga su tre decessi, perché il quarto bambino, vissuto poche ore, era condannato da una malformazione) erano in terapia intensiva neonatale; e la mortalità per i bambini arrivati in quella Tin pesando meno di un chilo e mezzo, ha spiegato il neo direttore del Civile Marco Trivelli, è stata del 12% nel 2017, in linea col 12,1% nazionale; nel 2018 «non si discosta, malgrado la vicenda della serratia», il batterio che ad agosto, dopo la morte di un neonato e il contagio di una decina, costrinse a bonificare il reparto.

Assessore Gallera, a Brescia sono arrivati i Nas, sono in arrivo gli ispettori ministeriali, indaga la Procura. Che fa la Regione?
«Ci siamo mossi subito: lunedì il nuovo direttore dell’Ats di Brescia Claudio Sileo ha istituito una commissione d’inchiesta regionale, che verificherà quanto l’Asst sostiene in maniera netta; se cioè siano tre casi non collegati, avvenuti in un arco di tempo ristretto per casualità. La commissione verificherà anche che l’ospedale abbia messo in campo tutte le azioni per evitare il ripetersi di un focolaio epidemico. Se troverà qualche mancanza, la Regione agirà e individuerà i responsabili, se ci sono. Perché stiamo parlando di una terapia intensiva neonatale, i bambini ci arrivano perché sono in condizioni molto critiche; bambini nati anche alla 26 esima settimana, che pesano meno di un chilo. A Brescia il tasso di mortalità è inferiore o in linea con quello di reparti analoghi; stiamo parlando del 5,9% nel 2016, del 4% nel 2017, del 4,2% nel 2018, con 21 decessi su 508 ricoverati. Ma se parliamo di bambini sotto la 26 esima settimana, purtroppo, la mortalità è stata del 50% nel 2017, del 35% l’anno scorso».

Quattro neonati morti in pochi giorni spaventano comunque chi sta per diventare genitore.
«Lo comprendo umanamente, ma vorrei che si pensasse, invece, che tutti questi bambini non avrebbero avuto alcuna chance di sopravvivere fino a una decina d’anni fa; e che oggi, grazie alla tecnologia, all’esperienza dei nostri clinici, ad hub come la Tin di Brescia, a una percentuale altissima di bambini prematuri riusciamo a salvare la vita».