Delitto Diva Borin, i giudici e l’assoluzione: "Un solo elemento non torna: l’ora"

La sentenza d’Appello sul badante dell’anziana uccisa nel 2019: c’era il movente, prove contraddittorie

I rilievi nella casa di Diva Borin la 87enne strangolata a Urago Mella tra il 1° e il 2 marzo del 2019

I rilievi nella casa di Diva Borin la 87enne strangolata a Urago Mella tra il 1° e il 2 marzo del 2019

Brescia – Salvatore Spina? Il quadro accusatorio a suo carico appare "solido" fatta eccezione per un "unico elemento distonico" che però appare "insuperabile", e che non permette di condannarlo a 14 anni come avevano chiesto il pm Antonio Bassolino e la pg Cristina Bertotti: l’orario della morte di Diva Borin, la 87enne strangolata nella sua casa di Urago Mella tra l’1 e il 2 marzo 2019.

I calcoli di alcuni esperti l’hanno spostata in avanti, anche oltre le 3 del mattino, quando l’imputato era ormai lontano dall’abitazione. Lo scrive la Corte d’appello motivando l’assoluzione del ‘badante’ dell’anziana. Il 40enne, sempre dichiaratosi innocente, era stato assolto con formula piena dal gup Andrea Gaboardi. Un’assoluzione sì confermata dai giudici di secondo grado - presidente, Claudio Mazza - ma con formula dubitativa.

"Ad avviso della Corte ci si trova al cospetto di un caso di contradditorietà della prova, poiché a carico dello Spina sussistono una serie di elementi indiziari che, valutati nel loro insieme, sarebbero stati senz’alto idonei ad indicarlo quale autore dell’omicidio per cui si procede (non potendosi affatto condividere la svalutazione degli stessi operata dal primo giudice) ma al tempo stesso a suo favore milita il dato relativo all’orario della morte della vittima, quale emergente, con un buon grado di probabilità, dal complesso delle valutazioni operate dai vari esperti", si legge nelle 66 pagine.

Per l’accusa, Spina ha ucciso per interesse economico (ereditare gli averi della vittima, 60mila euro e il 50% della casa). "Non è dato individuare sulla base delle emergenze processuali disponibili alcun’altra persona che potesse trarre beneficio dalla morte della povera Borin", dice esplicitamente la Corte, in disaccordo con il gup secondo cui l’imputato non aveva alcun interesse economico a ucciderla. In realtà la sua personalità è stata "sottovalutata", e "non è in linea" con la descrizione fornita anche dal suo difensore quale persona che si accontentava di una vita modesta. Molteplici sono gli elementi che fanno ritenere che desiderasse ardentemente un salto di qualità del proprio tenore di vita.