Mazzone, emblema del calcio ruspante: salvò il Brescia e girò una scena con Lino Banfi

Il mister “somigliava” al tecnico Oronzo Canà portato sul grande schermo dall’attore pugliese e fece un cameo nel film. Vinceva scudetti nelle provinciali, fu artefice di salvezze di squadre di serie A o di promozioni dalla B. Fu lui ad allenare, nel 1982, il primo africano del nostro calcio.

Carlo Mazzone in un cameo in un film con Lino Banfi
Carlo Mazzone in un cameo in un film con Lino Banfi

Un altro pezzo di un calcio ruspante, provinciale, il calcio dei bar, se ne va con la scomparsa di sor Carletto Mazzone.

Emblema di un pallone lontano dallo stile dello show&business verso cui sta rotolando oggi tra i petroldollari delle sirene arabe e le contese sui diritti televisivi.

Calcio da trattoria e gessetti

Il calcio dei ritiri nelle pensioni, in collina, con la cena in trattoria, la partita a carte e al mattino la riunione tecnica con la lavagna con il gesso.

Mazzone, il record mai italiano con 797 panchine in serie A e 1278 aggiungendoci la serie B - e sarebbe un errore ricordarlo solo per la celebre corsa sotto la curva dell’Atalanta, peraltro quando ormai aveva 64 anni ed era a fine carriera - intanto è stato un collezionista degli ‘altri scudetti’.

Non quelli che si cuciono sulla maglia, che ai suoi tempi vincevano i vari Trapattoni, Liedholm, Boskov, Sacchi e Bianchi.

Mazzone vinceva gli scudetti delle provinciali, le salvezze in serie A o le promozioni dalla B, più le prime che le seconde.

Al Brescia ha regalato 4 storiche salvezze

Ad Ascoli, dove è poi rimasto a vivere, ha fatto la storia in che cicli indimenticabili, gli anni più belli dei bianconeri marchigiani, ma oggi lo piangono anche a Catanzaro, a Lecce, altre piazze dove ha fatto sognare in cicli triennali, come poi sarebbe successo nell’appendice finale a Brescia con quattro storiche salvezze consecutive.

Ma il ‘sor Carletto’ ha regalato emozioni e gioie anche a Pescara, Cagliari, Perugia, lavorando con presidenti vulcanici e leggendari, da Costantino Rozzi fino a Luciano Gaucci.

Regalandosi alcune perle: nel 98-99 portò un modesto Bologna ad una semifinale di Coppa Uefa con il mediano svedese Ingesson, poi stroncato appena quarantenne da un tumore.

Le sue grandi occasioni metropolitane non è riuscito a sfruttarle: un biennio nella Roma a metà anni novanta dove lanciò il baby Totti, l’allora Pupone, e una nidiata di ragazzi del settore giovanile, romani come lui, o pescati in provincia, poi un’annata balorda in un Napoli che stava scivolando in B.

I calciatori che ha ‘lanciato’

Era più da provincia il ‘sor Carletto’ ma anche lì ha allenato i campioni veri: Baggio e Guardiola al Brescia, Signori al Bologna.

E ha lanciato tanti giovani, come il futuro campione del mondo Materazzi a Perugia, o tenuto a battesimo giocatori che il nostro calcio non aveva mai nemmeno visto: il primo calciatore africano, l’ivoriano Zahoui nel suo Ascoli nel 1982 oppure Nakata, il secondo giapponese di sempre del nostro pallone.

Allenava in tuta con la bella stagione, con la giacca a vento del club nei mesi invernali, sfoggiando la pelata e la pancetta, lontano anni luce dai tecnici odierni con i loro completi scuri e aderenti a fasciare i fisici palestrati.

Il cameo al cinema

Somigliava di più, quel Mazzone, al cinematografico tecnico pugliese Oronzo Canà (uno che infatti alla fine conquistava la salvezza pur con pochi mezzi) magistralmente interpretato a metà anni ‘80 da Lino Banfi e infatti nel sequel del 2010 c’era anche lui, il ‘Sor Carletto’, ormai pensionato, per un piccolo cameo, forse per salutare un calcio che ormai non era più il suo e non era più nemmeno quello di Canà.