Carlo Mosca, l’ex primario reggente del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari
Carlo Mosca, l’ex primario reggente del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per Carlo Mosca, l’ex primario reggente del prontosoccorso dell’ospedale di Montichiari arrestato lo scorso gennaio con l’accusa di avere soppresso due pazienti Covid. Gli atti ora sono nelle mani del gup, Alessandra Sabatucci, che ha già fissato la data dell’udienza preliminare: 17 settembre. Il 48enne professionista cremonese – sospeso dall’Ordine dei medici di Brescia – è imputato di duplice omicidio pluriaggravato e di falsificazione delle cartelle cliniche. Per tre volte – dal gip, dal Riesame, e dalla Cassazione – si è visto rigettare l’istanza di annullamento della misura cautelare. Stando all’inchiesta, di cui è titolare il pm Federica Ceschi, Mosca nel pieno della prima ondata pandemica avrebbe eseguito iniezioni letali a Carlo Bassi, 61 anni, di Ghedi, e a Angelo Paletti, 79 anni, di Isorella, deceduti repentinamente il 20 e il 22 marzo 2020 dopo un trattamento di succinilcolina e di Propofol. Farmaci mortali se non somministrati in concomitanza con l’intubazione, che per i pazienti non era in agenda. A dare il via all’indagine fu l’esposto di un infermiere. L’addetto riferì di litigi con il dirigente per essersi rifiutato di fare iniezioni fuori protocollo. Agli atti c’è lo scambio Whatsapp tra il personale, in subbuglio per le presunte pratiche disinvolte: "Ma anche a te Mosca ha chiesto di fare della succinilcolina e Propofol a pazienti che stanno morendo?", ha scritto uno di loro il 23 marzo, l’indomani della repentina morte di Paletti, inviando foto di confezioni vuote nel cestino dei rifiuti. E ancora: "Io non ci sto a uccidere solo perché vuole liberare posti letto". Risposta di una collega: "Sono d’accordo, questo è pazzo". Laureato a Brescia, esperienza in ospedale anche a Mantova, dove è ai domiciliari, il medico si è sempre dichiarato innocente. Più volte ha dichiarato di non sapere come siano finiti quei medicinali nei due malcapitati. Così si era difeso con gip e giudici del Riesame, ai quali aveva affidato una consulenza tossicologica per stigmatizzare l’esito degli accertamenti della Procura. L’ex primario ha sempre negato di avere manomesso le cartelle dei deceduti: la somministrazione delle sostanze non risultava perché lui non ne sapeva nulla, è la sua versione. La riesumazione delle salme però ha rivelato nei corpi tracce di Propofol. Per la succinicolina invece, che viene assorbita in tempi rapidi, non vi sono evidenze tossicologiche incontrovertibili.