Ghiacciai “cariati” dall’acqua che scorre: l’erosione è più rapida. Ecco dove il rischio è maggiore

Adamello e Belvedere sul Monte Rosa mostrano i segni più drammatici

Preoccupa la situazione dei ghiacciai italiani e non solo
Preoccupa la situazione dei ghiacciai italiani e non solo

Formazioni spettacolari che sono sintomo però di grande sofferenza: così il cambiamento climatico sta trasformando il ghiacciaio dell’Adamello. Lo racconta il report “La carovana dei ghiacciai” pubblicato da Legambiente e Cipra-Vivere nelle Alpi, con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Lombardo. Tra i ghiacciai italiani osservati nel 2023, due sono da considerare fra i più esemplificativi della traumatica risposta del sistema glaciale alpino al riscaldamento climatico: il Belvedere, nel gruppo del Monte Rosa, ed anche il ghiacciaio dell’Adamello, il più grande in Italia. Suddiviso in varie unità, Adamello-Mandrone, Lares e Lobbia, il ghiacciaio è alimentato quasi esclusivamente dalle precipitazioni nevose dirette, per cui i cambiamenti climatici degli ultimi anni (stagioni invernali con poca neve e temperature estive molto alte) stanno avendo ripercussioni particolarmente pesanti sulla situazione del corpo glaciale nel suo complesso. Il Ghiacciaio di Lares è quello che ha perso la maggior percentuale di superficie, passando dai 6 km2 valutati nel 1960 ai ai 2,8 km2, dunque il 50%. Per il Mandrone in soli otto anni si osserva una perdita di superficie di mezzo chilometro quadrato ed un ritiro frontale di 330 metri per gli ultimi dodici anni, di cui ben 139 metri solo nel corso della caldissima estate 2022. Nel Ghiacciaio della Lobbia la diminuzione di superficie dal 2011 è stata di 1,6 km2 mentre il ritiro frontale dal 2000 è pressoché equivalente a quello dell’Adamello – Mandrone: di quella che era la sua metà settentrionale rimangono solo più tre placche al di sopra dei 3000 metri. "Questi ghiacciai si stanno trasformando anche in profondità: l’acqua che scorre sempre più abbondante sotto il ghiacciaio sta, infatti “cariando“ dall’interno. Con crescente frequenza, sulla superficie dei ghiacciai dell’Adamello compaiono crepacci circolari, o calderoni di ghiaccio con repentini crolli, sintomo anch’essi dell’indebolimento che colpisce i ghiacciai dall’interno. Queste formazioni spettacolari che via via si stanno facendo più frequenti anche in altri casi, sono sintomo di grande sofferenza dei corpi glaciali, e spesso precedono il collasso di grosse porzioni di ghiaccio, con conseguente importante arretramento delle fronti".

Nel 2023 non sono stati riportati fenomeni significativi direttamente riconducibili a instabilità glaciale sulle Alpi italiane, ma si sono osservati fenomeni d’instabilità in alta quota (oltre 30), pari a circa il doppio della media annua di casi documentati nel periodo 2000-2021. Le colate detritiche sono state la tipologia di fenomeno più ricorrente (oltre il 60% dei casi, erano il 20% nel periodo 2000-2021), mentre le frane (rappresentate soprattutto da crolli) compongono il restante 40%.