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9 mar 2022

Finto sequestro di Al Qaeda (poi diventato vero): il processo si fa a Brescia

La decisione del Gup di Roma sul caso di Alessandro Sandrini accusato di truffa. Con lui 8 coimputati

9 mar 2022
beatrice raspa
Cronaca
Alessandro Sandrini
Alessandro Sandrini
Alessandro Sandrini
Alessandro Sandrini

Brescia, 10 marzo 2022 - Finti sequestri diventati veri, il caso si sposta a Brescia. L’ha deciso ieri il gup del tribunale di Roma Marisa Mosetti, che ha accolto l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalle difese e decretato il trasferimento del procedimento nel distretto in cui si ritiene si siano consumati i reati.

La vicenda dei rapimenti, che per l’accusa furono organizzati per intascarsi il riscatto della Farnesina ma che poi si trasformarono in sequestri reali, coinvolge Alessandro Sandrini, 36enne operaio bresciano di Folzano rapito nell’ottobre 2016 ad Adana, in Turchia, finito in mano alle milizie queadiste e tornato in Italia solo il 23 maggio 2019 grazie all’intervento dello Stato.

La Procura lo accusa di truffa e simulazione di reato. Fu lui stesso a pianificare la messinscena con i suoi ex sodali - questa la tesi accusatoria - fingendo di partire per una vacanza, ma qualcosa andò storto, tanto che fu veramente ceduto ai jihadisti che poi lo tennero prigioniero a lungo. Assistito dall’avvocato Massimiliano Battagliola, l’operaio in aula siederà su un doppio banco, di imputato e di parte civile.

Coimputati, altri otto. A cominciare dai presunti organizzatori del sequestro, gli albanesi Fredi Frrokaj, 42 anni, di Flero; Olsi Mitraj, 41, di Gussago; e Alberto Zanini, 54, di Mazzano; Ibrahim Hashem Mohamed Hashad, 51enne egiziano di casa in centro a Brescia; Marco Caraffa, 50enne catanese residente in Germania. L’udienza preliminare ricomincerà per tutti davanti a un giudice di Brescia.

Non sono stati invece trasferiti gli atti per i tre imputati irreperibili, un 42enne albanese, un 43enne marocchino e un 73enne siriano. Il gruppo risponde a vario titolo di due sequestri con finalità di terrorismo. Frrokaj, ritenuto dalla procura il boss, avrebbe indotto a recarsi ad Antiochia anche l’ex imprenditore bresciano Sergio Zanotti. La scusa fu un viaggio per comprare dinari iracheni fuori corso. Pure il 61enne si ritrovò alla fine in Siria, alla merce’ della cellula jihadista Jund Al Aqsa, da cui fu rilasciato il 5 aprile 2019.

 

 

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