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17 mar 2022

"Pochi 4 milioni, meglio il caveau", e la razzia salta

Brescia, l’arresto dei trenta uomini d’oro: nelle carte tempi e modalità dei colpi ai portavalori. Otto minuti per prendere 83 milioni

Alcune delle armi da guerra sequestrate durante il blitz scattato poco prima che la banda entrasse in azione
Alcune delle armi da guerra sequestrate

Brescia - Il blitz degli oltre 70 Nocs sguinzagliati dalla DDA di Brescia è scattato venerdì sera alle 18.10, quando durante il summit intercettato dalle microspie piazzate nel capannone di Cazzago San Martino, gli investigatori hanno capito che il gruppo di fuoco - 13 persone in cerchio attorno al capo - aveva armato i kalashnikov. Obiettivo: assaltare di lì a un’ora il caveau della Mondialpol Vedetta 2 a Calcinato sbriciolando le pareti nel giro di sette minuti cronometrati con un potente escavatore dotato di martello sottratto da un cantiere di Gussago e impadronirsi di 83 milioni in contanti. E poi per garantirsi la fuga e rientrare al sud con un camion a doppio fondo, scatenare l’inferno gettando chiodi sulle strade chiuse preventivamente da venti mezzi rubati e imbottiti di moltov per appiccare un incendio, così da bloccare le forze dell’ordine.

È il piano paramilitare a cui stando al pm Paolo Savio ha lavorato per mesi un gruppo di cerignolesi e calabresi capeggiati Tommaso Morra, Giuseppe Iaculli e Giuliano Franzè, i presunti boss, in cella con Antonio Attini, Cosimo Carbone, Claudio Giuseppe Cascino, Gerardo Conversano, Michele Cotugno, Luigi Dalessandro, Roberto franzè, Giuseppe Fratepietro, Francesco Gaeta, Giancarlo Lombardi, Cosimo Mastrangelo, Antonio Nardacchione, Francesco e Giovanbattista Pelullo, Daniele e Raffaele Russo, Antonio Renzulli e Michele Riontino, Sergio Sabino e Gaetano Saracino, Gianfranco Sgaramella, Jetmir Smakaj, Emilio Vurchio, Arcangelo Zamparino. Rapinatori con un curriculum specializzato in assalti simili, che si erano divisi i compiti, in vista di un compenso di almeo 50mila euro ciascuno. Per l’accusa hanno agito con metodo mafioso e per agevolare le cosche Pelle di san Luca (Rc) e Piarulli-Ferraro-Di Tommaso, di Cerignola (Fo). Ma in carcere ci sono anche Massimiliano Cannatella e Vito Mustica, le guardie infedeli della Mondialpol. Grazie al supporto dei basisti – Cannatella era stato incaricato di fare delle riprese video nel caveau con una spy pen nascosta nelle mutande – i cerignolesi avevano accarezzato l’idea di ripulire anche due blindati.

I progetti però erano sfumati perché il bottino era stato giudicato non allettante. Dalle carte emerge che nel novembre 2021, tra un sopralluogo e l’altro alla sede della Mondialpol di Calcinato già individuata come bersaglio da non farsi sfuggire, Cannatella e sodali avevano esplorato la possibilità di svaligiare il furgone guidato proprio dalla guardia, all’uscita del supermercato Rossetto di Castenedolo. L’idea però è stata scartata da Giuliano Franzé che riteneva i provento – circa 4 milioni - troppo misero: ‘Non conviene a fare il furgone, noi dobbiamo fare la sede! dice, intercettato. È ancora Cannatella che, ingolosito dai progetti predatori per ragioni economiche (‘Se le cose vano come dico io mi compro casa’) il 31 gennaio 2022 incontra Franzè con cui ha effettuato un giro esplorativo al centro commerciale Molinetto di Mazzano. Obiettivo, assaltare il furgone da lui guidato. Franzé sembra avere già per le mani una mitraglia, ma Iaculli, in vista di un eventuale conflitto a fuoco da mettere in conto per la reazione dei vigilanti, suggerisce di procurarsi ulteriori due pistole. Il gruppo però all’ultimo desiste: il gioco non vale la candela in vista del colpo del secolo al caveau. ‘ .. .Stiamo già facendo troppe cazzate ... rischiando... per prendere un cosa di soldi ... stiamo sotto a catena stiamo … ma è facile farlo eh! per noi è una cazzata farlo’. Ai complici che gli chiedono rassicurazioni sul numero di armi da guerra preparate per il raid al caveau, Morra risponde ironico citando la guerra in Ucraina: "e che dobbiamo fare ... che non non dobbiamo fare Putin".

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