Baby ginnaste maltrattate a Calcinato, l’allenatrice Stefania Fogliata nella bufera: spazio all’accordo sui soldi

Brescia, presunti abusi nella ritmica. L’udienza slitta al 28 febbraio, trattative fra le parti

L'allenatrice Stefania Fogliata
L'allenatrice Stefania Fogliata

C’è un nuovo rinvio - al 28 febbraio - dell’udienza preliminare per Stefania Fogliata, l’ex allenatrice di ritmica finita sotto inchiesta nel settembre 2022 per presunti maltrattamenti aggravati ai danni delle sue baby atlete. Un’udienza preliminare bis, quella che si è aperta ieri, dopo che il 18 ottobre la gup Federica Brugnara non ritenendola "congrua" aveva rigettato la richiesta di patteggiamento a un anno, 10 mesi e 15 giorni (con pena sospesa) avanzata dalla 31enne di Desenzano del Garda, che aveva già avuto il benestare del pm Alessio Bernardi. Il fascicolo era stato rimesso al magistrato il quale aveva dovuto chiedere un secondo rinvio a giudizio, sfociato in una nuova udienza preliminare.

Ieri il gup Cesare Bonamartini ha riaggiornato le parti - sono undici quelle civili, all’epoca tra i 10 e i 14 anni, non solo bresciane - per dare loro il tempo di trovare un eventuale accordo economico, prodromico, forse, di una nuova istanza di patteggiamento di una pena più elevata. Si potrebbe arrivare a due anni con la condizionale, fermo restando che sopra tale soglia il reato di maltrattamenti non prevede sospensioni, facendo rischiare a Fogliata il carcere. L’ex istruttrice - avrebbe cambiato lavoro e vita - il 24 gennaio 2023 si era vista notificare la misura cautelare dell’interdittiva che per 12 mesi le vietava di allenare in tutte le palestre italiane. Cui si era aggiunta la squalifica annuale da parte della giustizia sportiva, che aveva sospeso pure la sua Accademia Nemesi di Calcinato.

Per l’accusa l’imputata dal 2017 in poi non avrebbe lesinato a molte sue ginnaste insulti, schiaffi, spintoni, frustate col nastro, pressioni per ottenere patologici dimagrimenti, allenamenti ritorsivi. Si sarebbe accanita in particolare con l’atleta di punta della squadra, a un passo dalla Nazionale. Per il gip Francesca Grassani, che aveva firmato l’ordinanza, le condotte sarebbero state una “cifra” dello stile di allenamento della tecnica, descritta dalle parti offese come un’istruttrice di elevate capacità, ma dalla personalità manipolatrice. Fogliata aveva negato gli addebiti e parlato di "vendetta" da parte di atlete che non sarebbero riuscite a sfondare.