MILLA PRANDELLI
Cronaca

Alla deriva su un kayak. Tre ragazzini recuperati: "Sono rimasti uniti, bravi"

"I ragazzi stanno bene. Sono stati bravi, sia nel farsi soccorrere, sia nel restare uniti in un momento di difficoltà,...

Giovanni Zacagni ha notato i tre minorenni attaccati al kayak che stava per affondare Li ha raggiunti insieme ai colleghi Giuseppe Lambrucchi e Marco Sandrini

Giovanni Zacagni ha notato i tre minorenni attaccati al kayak che stava per affondare Li ha raggiunti insieme ai colleghi Giuseppe Lambrucchi e Marco Sandrini

"I ragazzi stanno bene. Sono stati bravi, sia nel farsi soccorrere, sia nel restare uniti in un momento di difficoltà, facendo gruppo e dandosi coraggio. Sono, da questo punto di vista, un esempio da seguire. Quando si è in presunto pericolo meglio non dividersi, se non è assolutamente necessario. In particolare il ragazzo che nuotava bene rispetto agli altri ha avuto la testa sulle spalle rimanendo con loro". A raccontare è il vicecommissario Giovanni Zaccagni: 35 anni, di Sale Marasino, uno dei tre operatori della polizia provinciale di Brescia che domenica pomeriggio hanno aiutato tre minorenni bloccati in acqua, a 200 metri dalla riva, di fronte a Iseo e a via Ippolito Antonioli. I ragazzini hanno spiegato di avere trovato un kayak arenato sulla riva del lago e di averlo messo in acqua. Ci sono saliti in tre. Quando sono arrivati al largo il natante ha iniziato a imbarcare acqua, forse a causa di una falla. Forse era stato strappato dalla propria collocazione dalla forza del vento. Non sapevano che poteva avere subito dei danni.

"Ero in servizio di pattugliamento delle acque del Sebino coi colleghi Giuseppe Lambrucchi e Marco Sandrini – spiega l’ufficiale in forza al nucleo ecologico della polizia provinciale – a un certo punto abbiamo visto tre ragazzi in acqua attaccati a un kayak, così ci siamo avvicinati. Il mezzo stava affondando. Uno degli adolescenti si è sbracciato per chiedere aiuto, abbiamo capito che era un ottimo nuotatore. Gli altri due sembravano più in difficoltà: uno in particolar modo appariva spaventato, come poi ci hanno confermato. Abbiamo effettuato la manovra dell’uomo in mare, avvicinandoci con la prua, molto lentamente, per evitare di creare onde e occasioni di contatto con l’elica. Io ero al timone, mentre i colleghi li hanno recuperati usando il mezzo marinaio (un bastone uncinato) e le braccia. Una volta a bordo abbiamo verificato che stessero bene, assicurato il kayak alla vedetta e poi abbiamo contattato i genitori. Ci ha colpito che erano in acqua da un’ora e le imbarcazioni di passaggio non hanno capito che avevano bisogno di aiuto. Alle persone sui natanti chiediamo maggiore attenzione, a chi esce di indossare dispositivi di protezione".

Milla Prandelli