Brescia, 18 agosto 2015 - «Muhammad lo ricordo come una persona furba, uno che sul lavoro non si faceva scrupoli». Nel piazzale assolato della Mandolossa parla Sajad Hussein, portavoce della comunità pakistana di Brescia. Parla del connazionale Muhammad Adnan, il pizzaiolo di «Dolce&salato», in carcere per la mattanza di Francesco Seramondi e della moglie Giovanna Ferrari. «Non è in Italia da molto tempo. L’ho conosciuto un paio d anni fa, quando abitava nella zona della moschea in via della Volta e la frequentava. Siamo stati in rapporti per in periodo breve. Voleva iniziare un’attività di autotrasportatore, l’ho sconsigliato perché non aveva la licenza. Allora ha pensato a una pizzeria. Mi ha detto che si era fatto mandare 65mila euro dalla famiglia. Voleva informazioni lo abbiamo aiutato, io ho chiesto al mio commercialista di seguirlo, senza impegno. Dopo avere avviato l’attività, per un po’ ci ha fatto arrivare le brioches, cosa che Frank faceva regolarmente. Lo abbiamo perso di vista. So che lo aspettavano in Pakistan per il matrimonio, ma forse lui si era ribellato alla famiglia».

Quella del pakistano di 32 anni, due volte assassino, è anche la storia della pizzeria «Dolce&salato», in via Valsaviore 78, a un passo dal locale dei coniugi Seramondi, che si affaccia sull’altro lato. Razak Kashif è un dipendente pakistano di Frank Seramondi che, l’8 luglio del 2011, acquista il locale dalla società «Dolce e salato srl» di Cristina Castrezzati. Anni prima la pizzeria apparteneva a una società di Frank, la «Seramondi Francesco srl». Il 26 gennaio dell’anno dopo Kashif vende a un connazionale: Muhammad Adnan. Adnan ha vicino due soci, entrambi pakistani, entrambi con una quota di partecipazione di dieci euro su mille di capitale: prima Humayoun Shahzad, oggi 35 anni, dall’11 gennaio del 2012 al 21 gennaio del 2015, poi Qamar Shahzad, stessa età, subentrato il 21 gennaio di quest’anno. In mezzo ci sono un fallimento, la denucia di Adnan con l’accusa di avere dato fuoco al locale (forse per riscuotere l’assicurazione) e di essersi impadronito del registratore di cassa e dell’impianto di videosorveglianza, il trasferimento di «Dolce&e salato», conservando il nome, da via Valsaviore alla parallela via Valcamonica.

Il nuovo «Dolce&salato» naviga in acque agitate come il suo predecessore. Quasi davanti agli occhi Muhammad Adnan vede e vive il successo di Frank Seramondi. Muhammad Adnan trova sul territorio l’indiano Sarbjit Singh, disoccupato, emarginato. Insieme, la notte del primo luglio, feriscono l’albanese Arber Corri, dipendente albanese dei Sreamondi. Insieme, la mattina dell’11 agosto, irrompono nel locale del «nemico» Frank.

Da tre anni non c’era traccia di Singh. Gli investigatori le hanno recuperate a Casazza, in Bergamasca. Interrogato in questura, l’indiano ha dichiarato di non avere parenti in Italia. E’ una bugia. A Villongo, in prossimità di Sarnico e del lago Sebino, vive il fratello Ravinder, 38 anni, in Italia da quattordici, da una decina impiegato come operaio. E’ tutt’altro che tenero con Sarbjit: «L’ho fatto venire qui. Ha avuto dei lavoretti e li ha lasciati. Non ha voglia di lavorare. Non ha imparato l’italiano. Lo scorso anno l’ho cacciato di casa e l’ho fatto cancellare dallo stato di famiglia».