Elena Perotti
Elena Perotti

Brescia, 6 agosto 2017 - «Non posso morire senza prima avere combattuto fino all’ultimo minuto per riavere con me i miei figli». Questa le parole che Elena Perotti ha rivolto al suo difensore, l’avvocato Giovanni Migliorati, all’uscita dalla casa circondariale di Verziano a Brescia dove era detenuta dallo scorso maggio e da dove è stata scarcerata nei giorni scorsi per problemi di salute dovuti a due serie patologie. La 29enne bresciana condannata a otto anni di reclusione per avere gettato nel settembre del 2012 insieme a un complice (condannato a dieci anni di carcere) dell’acido sul volto dell’ex fidanzato, William Pezzulo, si trova ai domiciliari a casa dei genitori del marito, l’uomo conosciuto in una comunità protetta da cui quasi due anni fa ha avuto una figlia che le è stata tolta così come il bimbo nato subito dopo l’arresto del 2012 figlio, secondo la donna, di Pezzulo. La ragazza - il Tribunale di Sorveglianza di Brescia ha sospeso la detenzione in carcere fino al prossimo aprile - subito dopo avere lasciato la casa circondariale è stata operata per l’asportazione di una massa di circa sei centimetri e ora è in cura per un altro problema molto simile.

«Patologie di cui con ogni probabilità Elena soffriva già da tempo - spiega il difensore - ma il cui corso si è accelerato quando lo scorso marzo il Tribunale dei Minorenni di Brescia ha dichiarato adottabili i suoi due bambini». Per Elena Perotti, fino a quel momento ai domiciliari, alcune settimane dopo si erano aperte per la prima volta le porte del carcere. «Posso anche stare in cella – aveva commentato – ma rivoglio i miei bambini». Un appello caduto nel vuoto. A settembre si celebrerà l’appello contro la decisione del Tribunale di rendere adottabili i due bambini, che nel frattempo sono stati affidati ad altri genitori. «Elena Perotti ha dimostrato di essere una buona mamma – spiega l’avvocato Migliorati – la decisione del Tribunale di toglierle definitivamente il figlio maggiore a quasi cinque anni dalla sua nascita non può essere fatto passare come un atto per il bene del piccolo». Il 19 settembre la 29enne dovrà affrontare il secondo grado del processo in cui è imputata per stalking nei confronti di Pezzulo, per fatti avvenuti fino a pochi giorni prima dell’aggressione con l’acido. In primo grado la 29enne è stata condannata a un anno e sei mesi di reclusione, che si aggiungono agli otto anni di reclusione per l’aggressione con l’acido, avvenuta la notte del 19 settembre del 2012. A causa dell’acido Pezzulo ha dovuto subire 31 interventi chirurgici e il suo volto è totalmente sfigurato. Ma quello che è peggio è che ha praticamente perso la vista da un occhio ed è ipovedente dall’altro.