FRANCESCO SARUBBI
Cronaca

Treviglio, spara e uccide il vicino di casa ma non è punibile: "Si sentiva perseguitata"

Bergamo, Silvana Erzembergher, 72 anni, si trova in una Rems a Castiglione delle Stiviere, dove resterà per 5 anni. L’imputata, come è emerso dalle varie perizie, era preda di fissazioni

il frame video che mostra la donna mentre spara al vicino

il frame video che mostra la donna mentre spara al vicino

Non punibile in quanto totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. Così il pronunciamento della Corte d’assise (presidente Giovanni Petillo): la sentenza il 9 maggio 2023. Ora si conoscono le motivazioni. Silvana Erzembergher, 72 anni, era finita a processo per l’omicidio del vicino di casa Luigi Casati, 61 anni, ucciso con 4 colpi sparati da un revolver, e di aver ferito gravemente la moglie, Monica Leoni, scesa in strada per soccorrere il marito, disteso a terra in una pozza di sangue. Il tragico epilogo la mattina del 28 aprile 2022 a Treviglio, in via Brasside. L’imputata ora si trova in una Rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) a Castiglione delle Stiviere e ci dovrà restare per 5 anni.

L’imputata, come è emerso dalle varie perizie, era preda di fissazioni. Aveva preso di mira i vicini di casa. Il giorno dell’omicidio, dopo aver sparato (azione ripresa con un cellulare da una residente) borbottava una frase del tipo "sono tre anni che loro continuano. Ce l’hanno con me". L’apice di una esasperazione. Alla vittima e alla moglie, la 72enne attribuiva la responsabilità in relazione a qualsiasi cosa di spiacevole le capitasse. Una volte aveva detto alla Leoni: "Tu non sai chi sono io perché ho una pistola a casa". Nutriva ragioni di astio solo nei confronti della moglie della vittima e non verso il marito prima dell’omicidio. A causa delle continue aggressioni verbali subite dalla Erzembergher, Luigi Casati aveva installato una telecamera che, in più occasioni, aveva ripreso l’imputata intenta a danneggiare la porta dell’abitazione delle vittime.

"Da quanto descritto – si legge nelle motivazioni - emerge un quadro eloquente, sintomatico di una grave infermità mentale, definibile come "disturbo delirante di tipo persecutorio", che ha totalmente travolto la capacità di autodeterminazione dell’imputata. A tale conclusioni sono giunte le valutazioni dei consulenti Filippini e Biza "e si può dunque concludersi nel senso che, al momento dei fatti, l’imputata, in preda a delirio persecutorio ormai da diversi anni, ha completamente perduto la percezione della realtà ponendo in essere i fatti in imputazione in uno stato di totale scompenso psichico".