La protesta del comitato
La protesta del comitato

Bergamo, 20 febbraio 2018 - Toni accesi e qualche momento di tensione quando ieri, all’avvio dei lavori del consiglio comunale di Bergamo, gli attivisti del comitato che si battono contro il parcheggio di via Fara hanno deciso di inscenare la loro colorita protesta durante i lavori dell’assise. Sono entrati con cartelli e scandendo slogan per venti minuti ininterrottamente. Il presidente ha provato a riportare calma e silenzio, ma inutilmente. Così, avendo l’assemblea preso una piega non consona, ha deciso di sospendere i lavori per diversi minuti.

"Ottantatré giorni sono passati da quando, il 27 novembre 2017 il Consiglio Comunale di Bergamo votava all’unanimità l’ordine del giorno n. 13. Che, in relazione al contratto di esecuzione dei lavori per la costruzione del parcheggio di via Fara, impegnava la giunta a rendere pubblici con urgenza in un’ottica di Amministrazione trasparente lo schema delle penali e di tutti gli oneri finanziari da sostenere da entrambe le parti come da contratti siglati dalle parti stesse, rendendo pubblico ciascun documento che quantifichi le penali ed eventuali pareri legali e tutte le valutazioni e le documentazioni acquisite".Tale voto giunse al termine di una infuocata seduta del Consiglio, sotto gli occhi di più di cento cittadini NoParkingFara intervenuti. "Ottantatré giorni durante i quali la giunta comunale ha ignorato tale impegno – continuano – Oggi pertanto sono centocinquanta i cittadini nuovamente ritornati in Consiglio Comunale a pretendere le risposte dovute".

Anche il prefetto, nei giorni scorsi, ha ricevuto una missiva sottoscritta da dozzine di cittadini che lamentano i silenzi della giunta e "lo sollecitano a intervenire in riferimento ai suoi compiti istituzionali di tutela dei diritti civili e di cittadinanza". "La sostanza che si cela sotto a tale pervicace silenzio – concludono dal comitato – è il raggiro che i cittadini percepiscono dietro alla decisione di intraprendere i lavori di costruzione del parcheggio. Dovuti alla mancanza di alternative, secondo la giunta, dati i costi da pagare in caso di rescissione. Costi però mai ufficializzati. Costi che non esisterebbero, sarebbero anzi dovuti dalla ditta costruttrice, o sarebbero sostenibili, a seconda di quando si sarebbe interrotta la convenzione, secondo i cittadini".