Bergamo, omicidio di via Novelli: “Mio figlio non è un killer”

Il padre del giovane condannato a 21 anni attende la Cassazione e affida ai social la sua ricostruzione dei fatti di quella domenica d’agosto

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Bergamo, 16 febbraio 2024 – Usa la via dei social. Facebook, affinché il contenuto del video venga condiviso dai più. Dura sei minuti e a registrarlo è Giambattista Patelli, il papà di Alessandro, il ventiduenne condannato a 21 anni di carcere (confermata in primo e secondo grado) per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Il giovane è ai domiciliari.

L’8 agosto del 2021, davanti al portone di casa sua, una palazzina di via Novelli, centro città, a pochi metri dalla stazione, uccise a coltellate il tunisino Marwen Tayari, 34 anni. Omicidio per un banale diverbio a cui avevano assistito anche le figlie della vittima che allora avevano solo 12 e 2 anni. Il video del papà di Alessandro è il racconto dei fatti di quel giorno, la verità a suo dire.

“Alessandro non è un assassino e non voleva proprio ammazzare nessuno. Lo scopo di questo video, siccome è stato presentato ricorso in Cassazione, è quello di fare sapere a tutti come sono andate realmente le cose, al di là di narrazioni politicamente corrette o meno. Alessandro non è un assassino. Andava protetto, nessuno lo ha protetto. Lo dobbiamo fare noi. Aiutatemi a salvare Alessandro", si rivolge al popolo dei social.

In sei minuti di filmato il padre del ventunenne dà la sua versione dei fatti, lontana da quella dei giudici dove era emerso che fu il giovane a provocare. Alessandro era sceso di casa per raggiungere un terreno di proprietà della famiglia, trovando seduti sui gradini del suo portone Tayari e famiglia. Sotto casa trovò la vittima che era con la compagna e mamma dei suoi figli.

“Il tipo (Tayari) che è molto violento e aggressivo – sostiene invece Patelli –, gli borbotta qualcosa, ma lui (Alessandro) non ci fa caso, scende e va a prendersi la moto che era in cortile”. Dimentica, però, il casco, dunque risale in casa e il tunisino, sempre secondo Patelli, “continua ad aggredirlo verbalmente”.

Quando il Alessandro scende di nuovo, Tayari e la famiglia si è già alzata per incamminarsi verso via Paglia. Ma, a detta di Patelli, lo straniero è tornato a minacciare Alessandro "con una bottiglia di birra che ha in mano. A quel punto Alessandro si spaventa e si fa venire la pessima idea di tirare fuori il coltellino. Chiunque sarebbe andato nel panico".

Sostanzialmente è la stessa versione del ventunenne che ha sempre sostenuto di avere agito perché travolto dalla paura, dopo che la vittima gli mostrò le cicatrici di tagli che aveva sul petto e lo fece cadere a terra con uno sgambetto. Assistito dall’avvocato milanese Ivano Chiesa, ora Patelli spera nella Cassazione.