Bergamo, 19 ottobre 2015 - Colpo di scena nella vicenda giudiziaria che vede indagati per tentato omicidio in concorso nei confronti del figlio i genitori di Abdelmaijd Kassoudi, il 21 marocchino rimasto paraplegico dopo un tuffo finito male a giugno dell’anno scorso nella fontana di piazzale Alpini, l’ultimo giorno di scuola: rimasto gravemente lesionato a causa del forte colpo alla schiena e ricoverato al centro di riabilitazione di Mozzo il giovane, secondo quella che era l’ipotesi iniziale del pm Maria Cristina Rota, titolare del fascicolo, sarebbe successivamente rimasto anche vittima di un tentativo di omicidio attraverso una iniezione di insulina che, l’11 ottobre 2014, lo aveva fatto entrare in coma e che lo ha ridotto in stato vegetale.

Il gip Raffaella Mascarino ha respinto la richiesta di archiviare l’inchiesta avanzata dal pm, secondo il quale, effettuati tutti gli accertamenti, non c’è più alcun elemento per sostenere l’accusa di tentato omicidio, e ha disposto ulteriori indagini, così come chiedevano l’avvocato Cristina Pizzocaro, nominata dal tribunale curatore del ragazzo, e il legale dello studente, l’avvocato Simona Prestipino che si erano opposti all’archiviazione.

In particolare, il gip ha invitato il pubblico ministero ad acquisire le cartelle cliniche dell’ospedale di Bergamo e del centro di riabilitazione di Mozzo per verificare se possano esserci state delle interazioni tra i medicinali somministrati al giovane paziente che potrebbero avere fatto salire il livello di insulina. Non solo. Il gip ha anche chiesto al pm che vengano sentiti gli zii del ragazzo, gli ultimi insieme ai genitori a vederlo prima che entrasse in coma, e che vengano ritrascritte, attraverso un nuovo interprete, le intercettazioni a cui erano stati sottoposti i genitori dello studente. Secondo quanto era stato ipotizzato all’inizio dell’inchiesta, a iniettare l’insulina sarebbero stati il padre e la madre di Abdelmaijd, Mahamed, 54 anni, e la moglie di 58, in quanto non avrebbero potuto sopportare che il figlio rimanesse paraplegico per tutta la vita. Entrambi hanno sempre respinto le accuse. La Procura aveva in principio sospettato di loro, in quanto nella struttura di Mozzo, accanto al ragazzo, non erano ricoverati pazienti che necessitassero di insulina o che ne avessero disponibilità. Al contrario il padre ne faceva uso e, la sera del 10 ottobre, erano stati proprio i genitori a vedere Abdelmaijd, che il giorno dopo era entrato in coma. “Anche i genitori del ragazzo vogliono far luce su quanto accaduto - spiega il loro legale, l’avvocato Francesca Riccardi -. Il pm li ritiene estranei, come loro hanno dichiarato con decisione. Ma non hanno alcun timore di ulteriori indagini, anzi chiedono di capire perchè, e in che misura, il giovane ha subìto ulteriori danni”.