Bergamo, il dna non basta per incastrarlo: non è lui il rapinatore col cappello

Angelo Moretti, 75 anni, assolto per un colpo di 12 anni fa a un distributore di benzina di Romano di Lombardia

Tribunale di Bergamo

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Bergamo – Arrivato all’età pensionabile - anzi superata abbondantemente, visto che ha 75 anni - ha deciso di lasciarsi alle spalle il suo passato costellato da una carriera di rapinatore. Ora Angelo Moretti lavora come operaio, ma per chiudere definitivamente quella parentesi restava ancora da definire una pendenza con la giustizia.

Quella relativa a un colpo di dodici anni e mezzo fa al distributore Shell di Romano di Lombardia. Allora un bandito, armato di pistola e con il passamontagna calato sul volto, aggredì le titolari, due sorelle, e si fece consegnare 250 euro e un assegno. Nel fuggire, però, perse il cappellino che faceva parte del camuffamento. Il copricapo fu sequestrato e repertato dai carabinieri, e quando nel 2021, con le nuove tecniche, da una traccia di sudore fu estrapolato il dna del presunto responsabile, dalla banca dati delle forze dell’ordine saltò fuori che corrispondeva al profilo genetico di Moretti. Ebbene ieri in Corte d’assise (presidente Petillo) per quell’episodio Angelo Moretti è stato assolto (583 comma 2). In pratica quella traccia di dna estrapolata all’interno del cappellino non è sufficiente per confermare che quel giorno a commettere la rapina vi fosse Moretti.

Ieri l’imputato era presente in aula, a fianco del suo difensore, l’avvocato Pietro Ferrari. Nella udienza precedente era stato sentito proprio Moretti. "Ho finito di scontare un cumulo pene il 16 gennaio a Bollate — aveva chiarito davanti alla corte —. Mi sono presentato a luglio e ho fatto gli ultimi sei mesi". A giugno 2011, invece, era latitante. Dopo essere uscito di prigione il 25 gennaio 2011 "per alcuni problemi", invece di finire di scontare un residuo di 8 mesi era partito per l’est Europa: Croazia, Slovenia e altri Paesi. Aveva sostenuto di non essere in Italia quando fu commessa la rapina al distributore: "Rientrai il 5 luglio 2011". E il cappellino? Ci sarebbe la possibilità che sia stato usato da qualcun altro. "Le persone che avrebbero potuto testimoniare sono tutte morte", aveva replicato l’imputato. "Le vittime non lo riconobbero proprio come in questo processo", aveva ricordato l’avvocato che ha puntato sull’aspetto fisico di Moretti.