I tifosi dell’Atalanta a San Siro per la partita di Champions contro il Valencia
I tifosi dell’Atalanta a San Siro per la partita di Champions contro il Valencia

Bergamo, 5 dicembre 2020 - Quando il Covid è una questione di tifo. Nell’inchiesta bergamasca sulle morti per Covid della Procura di Bergamo, dove il contagio della prima ondata ha fatto strage, ora entrano la partita di Champions League, Atalanta-Valencia, del 19 febbraio, giocata a San Siro, e quella del campionato di Eccellenza Albino-Codogno che si è disputata il 9 febbraio. Due match che potrebbero essere stati il volano per l’esplosione dell’epidemia in terra orobica.

Lo spiega il procuratore Antonio Chiappani, secondo il quale i pm "hanno acquisito l’elenco dei tifosi per ricostruire chi fosse andato allo stadio, a bordo di quali mezzi sia arrivato e da dove giungesse, mettendo a confronto i dati con quanti casi ci sono stati nelle località da cui provenivano i tifosi. Dati che poi saranno approfonditi dall’Ats – aggiunge il magistrato –. Un esame incrociato per valutare l’esistenza di altri focolai, oltre a quello dell’ospedale di Alzano Lombardo". Durante gli accertamenti l’Atalanta ha dimostrato "grande collaborazione", fornendo informazioni sulla composizione di circa 40 pullman che hanno raggiunto lo stadio milanese da varie zone della provincia orobica. Sotto la lente anche la gara tra Albino e Codogno (proprio a Codogno, dove era stato individuato il primo malato di Covid in Italia). Altri accertamenti riguardano il flusso di persone in arrivo all’aeroporto di Orio al Serio, che sono giunti da numerosi paesi esteri prima del lockdown. Insomma, una indagine a 360 gradi in cui non viene trascurato nulla.

La speranza è quella di capire da quale porta socchiusa sua passato il bacillo che ha seminato morte e dolore fino in cima alle più remote valli della provincia. I dati saranno analizzati dal consulente della Procura. Il fascicolo aperto è per epidemia colposa e si concentra, in particolare, su quanto avvenuto all’ospedale "Pesenti Fenaroli" di Alzano Lombardo dove furono scoperti i primi casi di coronavirus domenica 23 febbraio, quando il Pronto soccorso fu chiuso e poi riaperto nel giro di poche ore. Chi diede l’ordine? Anche questo aspetto non è stato ancora accertato. La situazione in quel momento era già grave, con diversi pazienti contagiati ricoverati da giorni. Da li è scoppiata l’emergenza più terribile, concentrata proprio nella media Valle Seriana, tra Nembro, Alzano Lombardo, Albino. Per acquisire informazioni, i pm bergamaschi che si occupano di questa inchiesta, coordinati dall’aggiunto Maria Cristina Rota, hanno anche convocato i vertici e i ricercatori dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

Per ora si è presentato solo il direttore vicario dell’organizzazione italiana, Ranieri Guerra, la prossima settimana sarebbe previsto un colloquio con l’epidemiologo Stefano Merler, della fondazione Bruno Kessler di Trento che aveva realizzato la prima proiezione italiana dei dati cinesi sul Covid-19. “Scenari di diffusione di 2019-Ncov in Italia e impatto sul sistema sanitario nazionale“, era il titolo della sua ricerca. Con la sua testimonianza si vuole capire se sia stato aggiornato o meno il piano anti pandemico italiano mentre gli inquirenti bergamaschi sono in attesa di una risposta del ministero degli Esteri riguardo la posizione di alcuni esperti dell’Oms, convocati nei giorni scorsi ma che non si sono presentati, opponendo l’immunità diplomatica. A proposito di Ranieri Guerra, l’ufficio europeo dell’Oms ha tenuto a precisare che "prima che le autorità italiane condividessero le ordinanze del tribunale di Bergamo con l’Oms mondiale, il dottor Ranieri Guerra, dipendente dell’organizzazione ha parlato con il pm a titolo personale".

Sul presunto scontro tra procura di Bergamo e organizzazione sul rapporto sulla gestione dell’epidemia in Italia, ritirato dopo la pubblicazione, è stato ribadito che "il personale dell’organizzazione mondiale della sanità (e delle Nazioni Unite) è costituito da funzionari internazionali che svolgono tutte le attività in modo imparziale e senza timore di ritorsioni o aspettative di favori. Per preservare la sua obiettività e indipendenza, l’Oms normalmente non è coinvolta in questioni legali locali".