Giuseppe Remuzzi (Foto sito internet Istituto Mario Negri)
Giuseppe Remuzzi (Foto sito internet Istituto Mario Negri)

Bergamo, 1 ottobre 2020 -  Uno studio per scoprire cosa si nasconde dietro i mille volti di Covid-19. E' l'obiettivo dell'Istituto Mario Negri, che hanno lanciato il progetto "Origin". L'Irccs lombardo con sede a Bergamo e Milano punta a individuare le cause genetiche della suscettibilità alla malattia provocata dal coronavirus Sars-CoV-2, per provare a spiegare perché Covid-19 si presenta in forme più o meno gravi a seconda dei casi. Patrocinato dai Comuni di Albino, Alzano Lombardo e Nembro, fra i più drammaticamente feriti dai mesi drammatici dell'emergenza, lo studio verrà condotto su 1.200 persone.  "Si può manifestare in molti modi diversi, da un semplice raffreddore a un po' di febbre e tosse, ma si possono avere nel 10% dei pazienti sintomi molto più seri che provocano addirittura crisi respiratorie e richiedono ricovero in ospedale", sottolinea Giuseppe Remuzzi, direttore del Mario Negri. "Vogliamo capire il perché di queste differenze e ci chiediamo se una risposta a questa domanda possa venire dai geni".

Per lo studio verranno selezionati 400 individui che hanno avuto una forma grave di Covid, 400 che hanno contratto il virus ma non si sono ammalati o hanno avuto sintomi lievi e 400 che non hanno contratto il virus. Sono invitati a partecipare al progetto, su base volontaria, i cittadini adulti di entrambi i sessi, residenti ad Albino, Alzano Lombardo e Nembro che abbiano eseguito almeno un test sierologico e/o tampone orofaringeo per Sars-CoV-2, indipendentemente dall' esito.

L'ipotesi alla base del progetto Origin è che le variazioni dell'assetto genetico di un individuo possano avere un'influenza sulla gravità della malattia Covid-19 e possano spiegare le diverse risposte all'infezione. L'idea nasce dai ricercatori del Centro di ricerche cliniche 'Aldo e Cele Daccò' dell'Istituto Mario Negri, che da anni si impegna nello studio dei difetti genetici che sono all'origine delle malattie.  "Il genoma di due individui - spiega Marina Noris, capo Laboratorio di immunologia e genetica - è identico per circa il 99,9%: è il restante 0,1% che li rende diversi. Queste differenze potrebbero spiegare la predisposizione o, viceversa, la resistenza alle complicanze da Covid-19. Sarebbe bello pensare che poi questo si possa anche tradurre in una diversa risposta al trattamento, ma questa è soltanto un'ipotesi".