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30 mar 2022

Bergamo, tornano i camion militari: l'immagine choc per un video

Il cortometraggio di Beppe Manzi riporta la tragica sfilata simbolo della pandemia

bergamo camion esercito al cimitero per bare da cremare
20 marzo 2022. ANSA RENATO DE PASCALE
I camion dell'esercito

Bergamo - Un cortometraggio per raccontare la pandemia a Bergamo, la provincia che ha subìto i colpi più duri in termini di morti e di contagi. Si intitola "18 marzo" l’opera del regista Beppe Manzi, come la data, 18 marzo del 2020, divenuta simbolo della tragedia del virus nella Bergamasca, quando i camion dell’Esercito partirono dal cimitero Monumentale con le bare dei numerosi morti da trasportare in altre parti d’Italia in quanto il forno crematorio del camposanto cittadino non era più in grado di bruciare i corpi delle persone ammazzate dal virus. E sabato sera verrà girata proprio questa scena drammatica, con i mezzi militari che torneranno al cimitero, tra viale Pirovano (tra le 17 e le 22) e in parte anche in via Borgo Palazzo (tra le 20 e le 22). Il cortometraggio (la casa di produzione è la bergamasca Oki Doki Film) è un’opera di finzione, ma strettamente legata al vissuto pandemico.«Si tratta soprattutto di un omaggio sentito alle storie, piccole e grandi, che abbiamo ascoltato in questi mesi - spiega il regista Beppe Manzi -. L’obiettivo è quello di rendere omaggio a tutte quelle persone che sono scomparse a causa del coronavirus e contemporaneamente fissare un momento storico che nessuno di noi scorderà più, anche a causa di un’immagine forte che per noi sarà sempre scolpita negli occhi e nella memoria".

L’immagine dei camion dell’Esercito con a bordo le bare dei morti, in effetti, è diventata il simbolo della pandemia non solo nella Bergamasca, ma in tutta Italia. Più di una volta è stata ricordata nel corso di trasmissioni televisive e recentemente dal presidente della Camera Roberto Fico, arrivato a Bergamo in occasione della Giornata Nazionale in ricordo dei morti di Covid. La trama dell’opera del regista Beppe Manzi si snoda a una storia vera, quella di Emanuele e Alessandra (i nomi, ovviamente, sono di fantasia), che si incontrano alla vigilia del lockdown e intrecciano successivamente una relazione in quelle successive settimana segnate dall’emergenza sanitaria. Le riprese e la fase di post-produzione dovrebbero concludersi entro un paio di mesi, quindi il cortometraggio sarà proposto in diversi festival internazionali. "Il 18 marzo - conclude Manzi - ha rappresentato un momento spartiacque per tutti e girare quella scena sarà sicuramente molto emozionante".

 

 

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