Pavia, 31 luglio 2017 - Politici in pressing a Roma, dove entro agosto si deciderà il futuro della Camera di commercio di Pavia. «No alla chiusura» è l’appello dell’europarlamentare pavese Angelo Ciocca (Lega Nord), che ha inviato al ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, una lettera di protesta-richiesta. «Combatteremo con tutte le nostre forze - scrive Ciocca - perché la Camera di commercio di Pavia continui ad avere il proprio ruolo autonomo, senza aggregazioni che comporterebbero la soppressione di servizi fondamentali per il mondo imprenditoriale». Spetta infatti ora al Mise, dopo gli accorpamenti ‘volontari’ decisi da UnionCamere, dare attuazione definitiva all’obiettivo nazionale di ridurre gli enti camerali da 105 a 60.

Un accorpamento che per Pavia sembrava inevitabile in base ai parametri della legge di riordino del sistema camerale, che prevede enti con non meno di 75mila imprese, mentre Pavia ne conta poco più di 58mila. Per questo, entro la scadenza dello scorso dicembre, la Camera di commercio di Pavia aveva espresso l’indicazione di accorpamento con Cremona e Mantova. La situazione si è però complicata con l’opposizione di Mantova alla fusione a tre, favorevole invece all’accorpamento a due solo con Cremona. E se già Lodi si è unita a Milano, sembrava che lo stesso destino (forse con più svantaggi che vantaggi, secondo gli imprenditori pavesi) potesse essere riservato, forzatamente, anche all’ente camerale pavese.

Da Regione Lombardia, attraverso la presa di posizione dell’assessore Mauro Parolini, è però arrivata la proposta di consentire anche a Pavia di rimanere da sola, in deroga come Sondrio (che però ne ha i requisiti in quanto zona montana). Un’ipotesi che anche l’europarlamentare pavese Ciocca auspica: «La provincia di Pavia - scrive nella sua lettera al ministro Calenda - ha già avuto notevoli penalizzazioni per la soppressione di tribunali e ospedali, servizi primari per un territorio. La sua storia è la storia delle imprese pavesi, è la storia di un territorio che si è sempre contraddistinto per un’intensa attività imprenditoriale, per la voglia di fare, per la capacità di resistere ai momenti di crisi».