Nova Milanese (Monza Brianza), 23 novembre 2017 - Come in ogni rompicapo, c’è bisogno – se si vuole risolverlo – di avere le idee quanto più possibile chiare. E, per farlo, può essere utile metterle nero su bianco anche sotto forma di mappa. Perché osservandola si possono trovare eventuali punti di contatto, collegamenti, spunti utili. Magari l’intuizione risolutiva. È quello che gli inquirenti stanno cercando di fare, per venire a capo del giallo del tallio che ormai quasi da due mesi sta angosciando la famiglia Del Zotto, Nova Milanese, un po’ tutto il Paese visto che è diventato un caso nazionale, sotto i riflettori anche delle maggiori televisioni. Una mappa con un epicentro, l’elegante villa di via Fiume 12 a Nova Milanese. A fianco, la casa più modesta di via Padova 7, dove invece vivono Alessio Palma e Maria Lina Pedon.

In un angolo, piccola, anche la casa di Carate, dove invece abita Patrizia Palma, una delle due figlie dei coniugi ultra ottantenni (l’altra, Cristina, è sposata con Domenico Del Zotto e vive in via Fiume). Dentro ogni casa il nome di chi ci abita, o purtroppo ci abitava, con a fianco l’indicazione se è deceduto – Giovanni Battista e Patrizia Del Zotto, Maria Gioia Pittana – se è ricoverato, oppure se al momento sta bene e non risulta intossicato. E ancora le indicazioni di chi è stato in vacanza nella casa di Varmo in Friuli, questa estate, primo fronte da dove sono partite le indagini, oppure no. E poi la distanza tra le due case novesi, i collegamenti tra i vari famigliari. Tasselli, incastri. Una quindicina, in totale, le persone in qualche modo “schedate”. Uno schema che deve poi essere integrato con gli esiti delle analisi di laboratorio sugli alimenti campionati, con gli esiti ancora attesi delle autopsie.

Un dato nuovo lo comunica Vittorio Baldini, direttore di Medicina Generale a Desio che sta coordinando le delicatissime e complesse attività sanitarie: «I livelli di presenza di tallio nell’organismo dei primi avvelenati è mille volte superiore rispetto a quelle dei coniugi Palma – spiega –. È un dato interessante, utile. Potrebbe significare, in teoria, che la fonte dell’avvelenamento è in via di esaurimento». I due coniugi ricoverati da settimana scorsa sono in condizioni stabili, «il più evidente sintomo collegabile al tallio è la perdita copiosa dei capelli», ribadisce Baldini, che aggiunge: «È chiaro che il quadro clinico comprende delle problematiche pre-esistenti e i due pazienti vivono un chiaro momento di apprensione». Enrico Ronchi, marito di Patrizia Del Zotto, «sta sostanzialmente bene», ma non è ancora stato dimesso, su indicazione del Centro Anti Veleni di Pavia. E lo stato di apprensione, inevitabilmente, pervade tutti i famigliari dei due nuclei coinvolti da questa tragedia. Una paura che potrà essere sconfitta solo con l’individuazione dell’alimento o della bevanda avvelenata. Come sia stata avvelenata, da chi e perché. Chiaro che gli inquirenti stiano cercando di scavare a fondo, anzitutto, nella famiglia Del Zotto.