Desio (Monza e Brianza), 8 dicembre 2017 - Da giorni a causa di gravi sintomi gastrointestinali e febbre altissima per aver bevuto l’acqua del rubinetto della sua casa in Val Brembana. Si è trasformata in un incubo la vacanza sulla neve per tre famiglie brianzole che sono rimaste intossicate dai gravi sintomi legati alla contaminazione dell’acquedotto di Cambrembo vicino a San Simone nota località sciistica della Bergamasca. Ad avere la peggio una ragazzina di 13 anni che da giorni è ricoverata all’ospedale di Desio nel reparto di pediatria.

Il contagio però non ha risparmiato nessuno della famiglia residente a Paderno Dugnano: febbre alta da una decina di giorni, gravi problemi gastrointestinali anche per i due genitori, la mamma Laura Pasquini, 44 anni edicolante e il papà Massimo Caldironi, 45 anni, magazziniere, oltre alla figlia più piccola che fortunatamente ha avuto una forma più lieve senza dover essere ricoverata. Non solo, a essere intossicati anche una seconda famiglia con figli, amici della coppia che ospitavano per le vacanze. Anche i vicini di casa in montagna che risiedono a Novate Milanese, sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere e sono attualmente in cura al Bassini di Cinisello.

A raccontare l’accaduto sono proprio i due genitori, nella corsia del reparto di pediatria dell’ospedale di Desio dove la figlia, che frequenta la terza media, non si è ancora ripresa. "I sintomi sono iniziati nove giorni fa. Abbiamo avuto tutti febbre alta, tra i 39 e 40, e problemi gastrointestinali molto pesanti. Abbiamo bevuto l’acqua del rubinetto. Lo facciamo sempre quando siamo in montagna. Ieri mio marito è andato con i campioni al De Marchi perché non tutti fanno gli esami per l’escherichia coli. Così avremo la conferma che quello che ci è successo negli ultimi giorni è colpa dell’acqua dell’acquedotto di Cambrembo – ha raccontato la mamma –. Mia figlia ha perso 5 chili, ha avuto un grave problema di disidratazione e solo oggi sta un po’ meglio, dopo nove giorni di febbre e problemi intestinali. É stato il medico a capire che non si trattava di un semplice virus o di influenza".

Solo nelle ultime ore poi si è capito cosa è successo. Nei giorni scorsi l’acquedotto che rifornisce la frazione è rimasto a secco perché i circa 300 abitanti avrebbero lasciato aperti i rubinetti delle case per evitare che l’acqua nelle tubature si ghiacciasse. Probabilmente il «fondo» dell’acquedotto è stato contaminato da qualche residuo o carcassa di animale. «Il sindaco ha fatto l’ordinanza solo il 4 gennaio nella quale ha chiesto ai cittadini di bollire l’acqua prima di usarla per evitare altri spiacevoli malori, mentre il giorno precedente veniva addirittura disposto il divieto totale di utilizzo dell’acqua di rete per consumo umano ed uso alimentare», hanno spiegato ancora i due genitori.