Milano, 8 novembre 2014 - Prima le proteste nella sede di Firenze, con tanto di inchiesta-denuncia dei lavoratori pubblicata sul web. Poi lo chef accoltellato nello store romano e le testimonianze di alcuni dipendenti su turni massacranti e auto-licenziamenti. Una serie infinita di polemiche, man mano che Eataly si è espansa nelle principali città italiane. Ora, però, da Milano arriva un accordo con i sindacati, il primo nella storia recente della catena enogastronomica, che potrebbe presto essere esteso anche agli altri punti vendita del Belpaese. Ecco l’articolo-chiave dell’intesa raggiunta con Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UilTucs-Uil: «Entro 12 mesi di contratto a tempo determinato, il contratto dello stesso verrà trasformato in contratto a tempo indeterminato». Tradotto: solo un anno per essere assunti contro i tre previsti dal decreto Poletti. Con una clausola: «Qualora, trascorsi 12 mesi, l’azienda non sia in grado di valutare l’effettiva possibilità di stabilizzazione, il lavoratore sarà informato con almeno un mese di anticipo», con possibilità di ulteriore proroga di 90 giorni. In ogni caso, la promessa messa nero su bianco, l’azienda si impegna entro marzo 2015 (a distanza di un anno dall’apertura) «al rispetto delle seguenti percentuali presso Eataly Smeraldo»: 80% a tempo indeterminato e apprendisti e 20% a tempo determinato, con possibilità di avere un tetto massimo dell’8% con contratto di somministrazione.

Si parla, quindi, di un incremento del 26,5% di assunti (su un totale di 306 lavoratori) rispetto alle cifre attuali: 53,5% a tempo indeterminato (di cui 14,2% apprendisti), 32,3% a tempo determinato e 14,3% con contratto di somministrazione. «L’accordo – commenta Giorgio Ortolani, segretario della Filcams Cgil – può essere di esempio per tutte quelle aziende che vogliono competere sulla qualità dei prodotti e dei servizi e non sulla precarizzazione e l’abbassamento dei salari».Dal canto suo, Eataly, rappresentata al tavolo della trattativa da Nicola Farinetti, figlio di Oscar, sottolinea la costante attuazione «di una politica finalizzata alla professionalizzazione e stabilizzazione dei propri collaboratori assunti nel rispetto delle norme legislative». E ancora, «l’esperienza di questi anni ha consentito all’azienda di verificare che per rispondere alle esigenze di flessibilità tecnico-organizzative e nel contempo esprimere una valutazione complessiva sulle risorse impiegate sono sufficienti tempi largamente inferiori a quanto concesso dalla normativa vigente», vale a dire 5 proroghe per un massimo di 36 mesi. Un anno invece di tre, insomma. E un delegato scherza: «Farinetti supera a sinistra il governo Renzi».

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