Milano, 22 febbraio 2016 - C’è un grande ombrello colorato tra uomo e donna racchiuso in una parola: ‘transgender’, termine coniato all’interno del Movimento LGBT, nato negli anni Ottanta negli Stati Uniti, per contestare l’idea che l’identità di genere combaci con il sesso biologico e che tutto sia immodificabile. A testimoniarlo un ventaglio di storie silenziose confinate in un limbo di indifferenza. Come quella di Monica Romano, 36 anni, donna transgender che lavora in associazioni impegnate nella tutela delle persone trans in Italia, e che da tempo lotta affinché la comunità transgender abbia gli stessi diritti degli altri cittadini italiani. Un cammino in salita. Alle spalle un destino di sofferenza ed emarginazione, che lei ha deciso di raccontare in un libro che è stato appena presentato al teatro Filodrammatici di Milano (‘Trans. Storia di ragazze XY’, Mursia). 

Un romanzo autobiografico, nel quale l’autrice parla per bocca di Ilenia, protagonista principale della storia, ambientata nel 1986, anno in cui si sente rivolgere per la prima volta la domanda “Sei maschio o femmina?”. La ricerca di una risposta la accompagnerà dall’adolescenza all’età adulta, all’ombra di esperienze quotidiane di bullismo e discriminazione, ma celando dentro di sé la consapevolezza di voler decostruire un’identità imposta per plasmarne una autentica e propria. “Ho sempre rifiutato la parola ‘transessuale’ - sottolinea Monica - perché è un’etichetta di tipo scientifico, affibbiata per descrivere un mondo molto più complesso. Con questo libro ho cercato di far arrivare un messaggio semplice e chiaro: siamo persone e abbiamo un’identità che non può essere stabilita a priori da altri”. 

Inevitabile ripensare alla battaglia sui dritti civili di questi giorni. “Siamo ancora lontani dalla meta - sospira Marco Albertini, giornalista di Pride -. Io, come omosessuale, mi sento ancora discriminato in questo Paese. Si parla di adozioni e utero in affitto, ma non è questo il punto. Quanti sanno che se un omosessuale va in carcere il suo compagno non ha il diritto di visitarlo? Di curarlo se si ammala? E di ereditare i suoi beni quando muore?”. La lotta andrà avanti, perché il futuro è da conquistare, e Monica lo sa: “C’è un proverbio giapponese. Sette volte cado, otto mi rialzo”.