Milano, 18 maggio 2017 - Emergenza profughi, sono giorni caldi a Milano. Dalla firma sul Patto per l’accoglienza diffusa alla manifestazione anti-razzista di sabato. Questa mattina, a Palazzo Diotti è stato infatti sottoscritto, alla presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti, il protocollo ideato dal prefetto Luciana Lamorgese per coinvolgere più Comuni possibile nell’ospitalità dei richiedenti asilo: alla fine,  sono stati 76 (su 134) i sindaci che hanno firmato il protocollo, a partire da Giuseppe Sala, primo cittadino del capoluogo. Tra l'altro, dire "no" a quel documento non metterà al riparo gli altri primi cittadini e i loro territori: i migranti potrebbero infatti arrivare anche lì, e per di più in quote maggiori rispetto a quelle concordate con gli altri.(COSA PREVEDE IL PROTOCOLLO).

Il ministro Minniti ha spiegato che quello firmato a Milano è un protocollo che può rappresentare un modello "per l'Italia e per l'Europa" e "può servire a superare i centri d'accoglienza".  Secondo il ministro, il modello Milano "deve rimanere aperto" anche ai sindaci che non non hanno dato la loro adesione. "So che c'è inquietudine - ha detto -. Ma passata l'inquietudine non si sa mai che qualche pecorella smarrita venga in Prefettura a firmare. Non c'è problema". Riferimento implicito ai sindaci leghisti che, fuori dalla Prefettura, hanno manifestato contro la firma del Protocollo. "Questo - ha aggiunto Minniti - non è un riconoscimento di ruolo» per le istituzioni locali, ma un'alleanza strategica" perché quello dei migranti "non è un fenomeno che si può gestire da Roma", ma da chi conosce il territorio. Minniti ha ribadito l'importanza di »coniugare il diritto di chi è accolto e quello di chi accoglie". "È illiberale - ha concluso - passare da due anni a sei mesi perché una persona sappia se ha il diritto di rimanere?".

La protesta dei sindaci leghisti sotto la Prefettura (Ansa)LEGA NORD IN PROTESTA - Ma una delegazione di sindaci leghisti della città metropolitana di Milano è in presidio fuori dalla Prefettura di Milano per dire 'no' al protocollo (nella foto). I sindaci del Carroccio, con la fascia tricolore, hanno inteso esprimere la loro contrarietà "perché - ha spiegato il sindaco di Parabiago, Raffaele Cucchi - non abbiamo le risorse da destinare nemmeno ai nostri cittadini e il nostro personale sarebbe chiamato a far fronte ad un lavoro insostenibile". "Siamo qui per dire no - ha aggiunto il capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Milano, Alessandro Morelli - a un piano imposto dal prefetto senza che i sindaci siano stati consultati: e sono i sindaci ad essere stati eletti e non il prefetto". I sindaci hanno esposto due striscioni con le scritte "per noi vengono prima gli italiani" e "Blocco navale per il G7. Quando il blocco navale per i cittadini?", in riferimento al fatto che "in occasione del G7 le frontiere saranno chiuse e ci saranno i blocchi navali", ha spiegato Morelli auspicando che "Macron, Merkel e Trump siano qui in Italia sempre così le frontiere saranno sempre chiuse".

SALA: "NON CI GIRIAMO DALL'ALTRA PARTE" - "I sindaci la possono vedere in modo diverso politicamente ma non possono girarsi dall'altra parte", ha detto invece il primo cittadino di Milano, Giuseppe Sala, durante il suo intervento per la firma del protocollo. "Facendo finta di niente le cose non si risolvono magicamente - ha detto - lo dico ai sindaci che non sono con noi: noi faremo la nostra parte e anche quella di qualcun altro, e non è giusto". Sala ha quindi specifiato: "Noi oggi facciamo un'assunzione di responsabilità, lavorando in un sistema collaborativo, insieme al prefetto e al ministero dell'Interno. Milano è il Comune più grande e si candida a guida per gli altri Comuni: siamo l'isola più grande che vuole unire tutto l'arcipelago". Quindi l'affondo nei confronti dei colleghi leghisti: "Noi facciamo una cosa molto semplice: non ci giriamo dall'altra parte. Oggi, consegniamo alla Città metropolitana il coraggio, l'intelligenza e la sapienza amministrativa di sindaci che sanno qual è il problema dei loro territori e la difficoltà di spiegare, a chi strumentalizza il loro coraggio, che insieme si danno risposte sapienti a problemi strutturali ed epocali".

LAMORGESE: "ESTENDERE l'ACCOGLIENZA" - Il prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, ripercorre il cammino che ha portato alla firma del protocollo: "La mia priorità', appena arrivata a Milano, è stata quella di estendere l'accoglienza, data anche la difficoltà del reperimento di soluzioni alloggiative. Ho incontrato i sindaci a gruppi e mi hanno manifestato la loro disponibilità ma hanno chiesto chiarezza su ruoli e competenze". Cosi', "abbiamo scritto un protocollo con impegni precisi", soprattutto "da parte dei sindaci che si impegnano, con le associazioni di settore, a reperire immobili, ad aprire un'interlocuzione con la cittadinanza, mobilitare il volontariato per percorsi di integrazione, perché se non c'è un nesso tra immigrazione e terrorismo, puo' esserci un nesso tra mancata integrazione e terrorismo", 

LA MARCIA '20 MAGGIO SENZA MURI' - Tra due giorni, invece, andrà in scena la marcia '20 maggio senza muri' lanciata dall’assessore comunale alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino e fortemente sostenuta dal sindaco Giuseppe Sala (che vi parteciperà indossando la fascia tricolore). Ieri mattina si è svolta in Prefettura una riunione per mettere a punto gli ultimi dettagli sul fronte dell’ordine pubblico. L’obiettivo: far sì che sia solo una festa dell’integrazione. E nell’immediata vigilia la situazione non sembra preoccupante dal punto di vista della sicurezza. Qualche timore c’è, però, sulle possibili contestazioni. I Dem sfileranno nelle prime file del corteo senza simboli, né bandiere né magliette, per evitare tensioni con gli antagonisti, che invece marceranno in coda (c’è chi ipotizza che a un certo punto possano deviare dal tracciato ufficiale). Mobilitato il consueto servizio d’ordine, quello già testato in occasione di commemorazioni quale quella del 25 Aprile. Il Pd non rinuncerà a striscioni che terranno insieme.

Marciapiede imbrattato (Newpress)Intanto, il primo cittadino e il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni hanno espresso due visioni divergenti. Secondo Sala "Milano ha la capacita' di credere in cio' che e' giusto e anche la manifestazione di sabato 20, testimonia la volonta' di stare sempre dalla parte del giusto". Del pensiero opposto il governatore Maroni, secondo il quale "un momento importante per la citta' e' stata l'operazione di polizia in Stazione Centrale". "Spero che venga fatta di nuovo - ha aggiunto - e ho chiesto a prefetto, questore e ministro dell'Interno di estenderla in altre province dove ci sono le stesse criticita'. Dopodiche' ognuno e' libero di manifestare ma io sto dalla parte della giustizia e della sicurezza".

LA CONTESTAZIONE - Una ventina di militanti dei centri sociali hanno organizzato una manifestazione non autorizzata in piazza Cordusio, a Milano, all'ingresso principale delle Poste. Hanno lasciato un pacco con la scritta "Respingiamo Minniti" e hanno imbrattato di vernice il marciapiede antistante con le impronte di mani e piedi. Inoltre, è stato esploso un petardo. L'azione è avvenuta attorno alle 15.40 ed è durata pochi minuti.