Brescia, 23 novembre 2017 - Per la sentenza bisognerà attendere il 7 febbraio. Solo con l’anno nuovo si concluderà il processo, si sta celebrando con il rito abbreviato, che per la vicenda del canile di Green Hill vede alla sbarra due veterinari dell’Ats (l’ex Asl) di Brescia e tre dipendenti della struttura della Marshall, finita sotto sequestro nel luglio del 2012, dove centinaia di cani di razza beagle erano allevati per essere destinati alla sperimentazione scientifica. Animalicidio, maltrattamento di animali, falso ideologico in atto pubblico, rivelazione di atti d’ufficio, omessa denuncia e falsa testimonianza i reati contestati a vario titolo ai cinque imputati. Per i due veterinari la Procura di Brescia ha chiesto due anni di reclusione, per i tre dipendenti una pena a 10 mesi di carcere.

In aula è stato il turno degli avvocati dei due medici che per i loro assistiti hanno chiesto l’assoluzione. «Si sono comportati così come imponevano norme e regole dell’Asl – ha spiegato l’avvocato Giovanni Bonvicini – Nel corso dei loro interventi hanno registrato alcune irregolarità e per questo non possono essere accusati di maltrattamenti così come chi ha gestito la struttura».

Per la vicenda dell’allevamento Green Hill di Montichiari lo scorso 3 ottobre a Roma la Cassazione ha confermato le condanne a un anno e sei mesi per Ghislane Rondot, co-gestore della struttura, al veterinario Renzo Graziosi, anche lui un anno e sei mesi, e a un anno per il direttore dell’allevamento Roberto Bravi. Secondo le accuse nell’allevamento si praticava «l’eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere i cani piuttosto che curarli». La vicenda giudiziaria che si concluderà a febbraio è invece un secondo filone che ha preso le mosse dall’inchiesta della Procura di Brescia che nell’estate del 2012 ha portato al sequestro dell’allevamento e di 2.636 cani dopo che nella primavera precedente un blitz degli animalisti era culminato nella liberazione di diversi cuccioli.