Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
29 mag 2022

Una pietra d’inciampo per Clara L’omaggio alla vittima della Shoah

Così Gallarate ricorda la maestra Pirani deportata ad Auschwitz e uccisa in una camera a gas

29 mag 2022
rosella formenti
Cronaca

di Rosella Formenti

"Il mio pensiero sarà sempre con voi, vi stringo al cuore e vi bacio tanto tanto, Clara". Sono le ultime parole scritte da Clara Pirani al marito e alle figlie, prima di partire, destinazione il campo di sterminio di Auschwitz, da cui non farà ritorno. Ieri con una toccante cerimonia Clara Pirani è stata ricordata a Gallarate: in via Palestro, in corrispondenza dell’abitazione in cui era vissuta con la famiglia, è stata posata una "pietra d’inciampo" , iniziativa promossa dalle sezioni gallaratesi dell’Associazione Mazziniana Italiana e dell’Anpi. Presenti gli assessori Claudia Mazzetti e Corrado Canziani, alcuni consiglieri comunali, Michele Rusca, presidente dell’Associazione Mazziniana, che ha ricordato la tragica vicenda,Michele Mascella, presidente dell’Anpi, Leonardo Visco Gilardi, presidente dell’Aned di Milano. E’ la seconda pietra a Gallarate dopo quella in via Mameli dedicata a Vittorio Arconti,sindacalista, operaio e militante comunista deportato dai tedeschi a Mauthausen e assassinato a Güsen. Una terza pietra sarà posata a settembre in ricordo di Lotte Froehlich Mazzucchelli, uccisa a Meina. Ieri la cerimonia per Clara Pirani, maestra elementare, moglie di Franco Cardosi, preside del Liceo ginnasio cittadino e mamma, all’epoca del suo arresto, di tre bambine. Schedata come ebrea con le Leggi razziali fasciste nel 1938, è "attentamente vigilata": dopo la caduta di Mussolini il governo Badoglio non ha cancellato quelle leggi mentre la Repubblica di Salò subito nel novembre 1943 decreta l’arresto di tutti gli ebrei e la confisca dei loro beni. E’ segnato anche il destino dell’insegnante gallaratese: Clara Pirani viene arrestata il 12 maggio 1944 nella sua abitazione, per iniziativa del commissario di polizia e su disposizione del Questore di Varese della Repubblica Sociale Italiana. Richiusa nel carcere di San Vittore a Milano fino all’8 giugno, riuscì a mantenere i contatti con la sua famiglia grazie ad un agente di custodia, Andrea Schivo (che fu scoperto pochi giorni dopo dai nazisti e deportato a Flossenbürg, dove morì). Trasferita nel campo di Fossoli, viene quindi deportata ad Auschwitz, uccisa in una camera a gas il 6 agosto 1944, al suo arrivo al campo di sterminio. Scrisse nell’ultima lettera al marito e alle figlie:"Partiamo questa notte per destinazione ignota, si dice con insistenza per la Germania, la soluzione è la più inattesa e la più triste, non credevo che dopo aver tanto sofferto ci attendesse un destino così doloroso. Non temete per me, sono forte e Dio mi aiuterà, pregate anche voi per la mia sorte e state per quello che è possibile sereni. Il mio pensiero sarà sempre con voi". Le tre figlie hanno dedicato la loro vita alla memoria della loro mamma, da ieri a Gallarate una pietra d’inciampo la ricorda per sempre.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?