Un anno al Centro anti-violenza. Duecento Sos lanciati dalle donne

Antonella Manfrin, coordinatrice dello sportello Filo Rosa Auser: richieste di aiuto aumentate del 20%

Un anno al Centro anti-violenza. Duecento Sos lanciati dalle donne

Un anno al Centro anti-violenza. Duecento Sos lanciati dalle donne

Dati in crescita e accessi ai servizi di tutela sempre più frequenti, che raccontano due cose: la lotta ai fenomeni di violenza sulle donne resta una priorità, ma allo stesso tempo la crescita di questi numeri significa, letta in termini positivi, l’emersione sempre più massiccia del fenomeno e la presa di coscienza da parte delle donne stesse dell’esistenza di una via d’uscita dalla sopraffazione. In occasione della presentazione delle manifestazioni collegate alla Giornata internazionale della Donna che si svolgeranno nel mese di marzo, ieri è stata Antonella Manfrin, coordinatrice del Centro antiviolenza di Filo Rosa Auser, che si occupa del territorio del Legnanese e del Castanese ormai dal 2015, a fare il punto della situazione. Nell’anno da poco concluso il Centro antiviolenza di Filo Rosa Auser ha ricevuto 201 richieste da parte di donne che si sono rivolte agli sportelli: 139 di queste hanno ricevuto assistenza e sono state prese in carico (altre 39 hanno proseguito la presa in carico dall’anno precedente) e i numeri misurano un aumento del 20, 25% rispetto alle statistiche degli ultimi anni. Nel 34% dei casi le donne prese in carico si trovano in una situazione di rischio alto, tanto che undici sono state poi allontanate dal contesto originario per essere infine ospitate in una struttura protetta. Come naturale la maggior parte delle richieste arriva dai centri più popolosi del territorio di competenza e dunque Legnano, Parabiago e Castano Primo: una donna su due ha un età compresa tra i 41 e i 60 anni e la stragrande maggioranza di quante si sono presentate agli sportelli è di nazionalità italiana (72 per cento).

Il livello di istruzione, caratteristica già rilevata anche nei precedenti report, è medio alto (una su due è diplomata o laureata) e questo va probabilmente di pari passo con la possibilità di prendere le distanze anche culturalmente dai comportamenti violenti: stessa possibilità garantita con più facilità dalla possibilità di potersi rendere autonome dal punto di vista economico (il 63% delle richiedenti risulta occupata). Il 35% delle donne risulta coniugato e il 71% ha figli. Non cambiano negli ultimi anni le tipologie di violenze subite: la violenza più diffusa è sempre quella è psicologica, oltre il 90% dei casi, seguita da quella fisica in sei casi su dieci. Il 32% delle vittime di violenza, la percentuale più alta, si avvicina agli sportelli per iniziativa personale.