Sarah Maestri durante uno dei suoi viaggi in Bielorussia
Sarah Maestri durante uno dei suoi viaggi in Bielorussia

Luino (Varese), 20 agosto 2016 - "Un viaggio sentimentale" per insegnare i rudimenti della recitazione ai bambini di un orfanotrofio in Bielorussia. Sarah Maestri, attrice e regista 36enne di Luino, da sempre coniuga la sua professione con un’intensa attività di volontariato che spesso la porta a esplorare nuovi mondi. L’ultima sfida ha una data ben precisa: lunedì 22 agosto, quando lascerà l’Italia alla volta dell’ex repubblica sovietica.

Sarah Maestri, sembra che lei sia proprio decisa a partire...

"Sì, e non vedo l’ora. Anche se, purtroppo, non potrò trattenermi per molto. Il visto per uno straniero in Bielorussia ha una durata di soli trenta giorni. Perciò sarò di ritorno in Italia verso metà settembre. Ma poi ripartirò di nuovo a ottobre".

Come mai questa decisione?

"Per certi versi il mio sarà un vero e proprio viaggio sentimentale. Mia figlia Alesia, infatti, è bielorussa, ma non è ancora stata adottata ufficialmente per lungaggini legate alla burocrazia italiana. Ma come si suol dire: “se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”. Così ho deciso di andare da lei e trattenermi lì per un po’. Il che mi consentirà anche di fare volontariato. Infatti, è in cantiere un nuovo progetto".

Ovvero?

"Per un mese sarò nel più grande orfanotrofio della Bielorussia dove, in collaborazione con l’associazione Puer, che ospita Alesia e altri migliaia di bambini in Italia, terrò alcuni corsi di recitazione sulla guarigione del cuore. Vivrò in un villaggio sperduto lontano da tutto e da tutti. Certo non sarà facile, visti i problemi legati alla lingua, ma non mi lascerò scoraggiare. Non vedo l’ora di stare a contatto con tutti quei bambini, che hanno bisogno soprattutto di calore e affetto. Lo dico anche come insegnante".

Che Paese si aspetta di trovare?

"Beh, lì non è che la situazione sia semplicissima. Da cinque anni faccio la spola tra l’Italia e la Bielorussia per via di mia figlia. Ma posso assicurare che il calore dei bambini mi ripaga di ogni sacrificio. E posso anche dire che sono fiera del fatto che l’Italia dal 1986, anno dello scoppio di Chernobyl, ne abbia accolti tanti grazie al progetto di risanamento iniziato trent’anni fa".

Cosa significa fare volontariato per lei?

"Vuol dire dedicare la propria vita agli altri e sono contenta che la mia professione mi consenta di farlo, anche perché ciò si rispecchia molto nel mio credo cattolico. Da anni faccio parte della comunità “Nuovi Orizzonti” e anche a Varese mi sono dedicata ad alcuni corsi di recitazione sulla conoscenza del sé. Ora voglio portare la mia esperienza in questo Paese e seminare amore".

Insomma, vuole proprio trasferirsi lì....

"La nostra casa è l’Italia, speriamo qualcuno decida di aiutare noi e le tante altre famiglie adottive nella medesima condizione".