Processo Cazzaniga
Processo Cazzaniga

Milano, 24 febbraio 2021 - «Massimo Guerra è stato distrutto, direi torturato, e portato alla morte". È uno dei passaggi più drammatici nelle tre ore delle requisitoria con cui il sostituto procuratore generale Nunzia Ciaravolo chiede che sia confermata la condanna all’ergastolo per Leonardo Cazzaniga. L’ex aiuto primario del pronto soccorso del presidio ospedaliero di Saronno è imputato degli omicidi di dieci pazienti in corsia e delle morti di Massimo e Luciano Guerra, rispettivamente marito e suocero della sua compagna di un tempo, l’infermiera Laura Taroni. Omicidi compiuti, secondo l’accusa, con farmaci in sovradosaggio somministrati in rapida successione. Il sostituto pg chiede anche di riaprire il processo per la morte di Domenico Brasca (uno dei due casi ospedalieri per i quali il medico era stato assolto con formula piena dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio), con l’esame dei quattro periti che esaminarono la salma dopo l’esumazione, del medico di famiglia, di un radiologo. "Perché si arrivi alla responsabilità dell’imputato anche per questa morte, con un nuovo ergastolo".

Prima che inizi l’udienza nella grande aula della Corte d’Assise d’appello arrivano la voce e l’immagine di Cazzaniga. Maglione blu, camicia azzurra, mascherina chirurgica, il medico parla a braccio: "Ci sono tre elementi che mi turbano . Non è vero che io vedevo gli altri soffrire e quindi li sopprimevo. Piuttosto facevo in modo che non soffrissero. Non avevo nessuna necessità di uccidere pazienti che stavano già morendo. Un altro elemento mi ha profondamente turbato. Non ho niente di cui pentirmi perché il pentimento presuppone un’ammissione di colpa. Non ho ucciso nessuno".

Il pg Ciaravolo analizza i dieci omicidi in corsia. "Non si può parlare di sedazione profonda per non fare soffrire i pazienti. Cazzaniga definiva queste persone organismi e non provava nessuna empatia. Al di là di tutte le finalità dichiarate dall’imputato, queste morti sono riconducibili ad un uso proposito di farmaci". «Un crimine veramente odioso", è la definizione per l’omicidio di Massimo Guerra, un percorso di avvelenamento portato avanti in abbinata dalla moglie e da Cazzaniga, dal novembre 2012 al 13 giugno 2013, quando Guerra viene lasciato morire sul divano. "Quest’uomo ancora giovane, sano, a cui era stato fatto credere di essere malato di diabete, aveva manifestazioni terribili: bava alla bocca per le sofferenze, svenimenti, tremori, sonnolenza". Luciano Guerra, suocero di Laura Taroni, ricoverato nel reparto di Medicina di Saronno, muore il 20 ottobre del 2013 dopo una improvvisa défaillance. Le analisi hanno rivelato il Midazolam largamente impiegato da Cazzaniga "Purtroppo - si rammarica il pg - per la Taroni c’è stata l’assoluzione in abbreviato, ma le testimonianze provano che Cazzaniga ha operato con lei".