Varese, 24 aprile 2018 - E' stato condannato all'ergastolo Stefano Binda, ritenuto colpevole dell'omicidio di Lidia Macchi, la studentessa varesina uccisa il 5 gennaio del 1987 nei boschi di Cittiglio. A oltre trent'anni dal delitto, la Corte d'Assise di Varese ha dunque accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Gema Gualdi.

I giudici della Corte d'Assise, presieduta da Orazio Muscato, si erano riuniti in Camera di consiglio in mattinata dopo che lo stesso procuratore generale aveva rinunciato alle repliche, limitandosi ad affermare che "la Corte sa". Di conseguenza erano saltate anche le controrepliche della difesa (nella sua arringa aveva chiesto l'assoluzione). In aula alla lettura della sentenza, dopo tre ore di Camera di consiglio, erano presenti, fra gli altri, la madre e i fratelli di Lidia Macchi e anche l'imputato, Stefano Binda. La Corte ha inoltre disposto un risarcimento alle parti civili pari a 17.690,40 euro, oltre a una provvisionale di 200mila euro per la mamma di Lidia, Paolina Bettoni, e di 80mila euro a testa per i fratelli della vittima, Stefania e Alberto. 

LE REAZIONI - Commossa Paolina Bettoni, la madre di Lidia. "Non abbiamo mai cercato un colpevole così ma il colpevole - ha detto - e da ciò che è emerso nel processo penso che Stefano Binda sia colpevole". Dopo la lettura della sentenza, la donna è stata a abbracciata da sostituto procuratore generale Gemma Gualdi che ha commentato: "La verità della giustizia coincide con la verità storica, lo Stato c'è: c'è una verità e c'è una giustizia. Oggi non è un giorno felice perché non è mai un giorno felice quando si condanna una persona, pur colpevole che sia, ma occorre ribadire che lo Stato esiste e lo Stato lavora. Ringrazio questa straordinaria Squadra Mobile, senza il loro lavoro non saremmo andati da nessuna parte: hanno fatto un lavoro eccezionale". Di tenore opposto i commenti dell'avvocato Patrizia Esposito, che insieme al collega Sergio Martelli difendeva l'imputato. "Sono annichilita - ha detto - non pensavo a uan sentenza del genere, leggeremo le motivazioni e capiremo. Eravamo molto fiduciosi ma evidentemente abbiamo sbagliato le noste valutazioni". 

(ha collaborato GABRIELE MORONI)