Leonardo Cazzaniga, i progetti in carcere del “dottor morte”: l’ultimo ricorso in Cassazione e la laurea in Lettere

L’ex viceprimario di Saronno (Varese), condannato all’ergastolo per gli omicidi di pazienti, è detenuto ad Alessandria. A febbraio udienza in Cassazione

L’ex primario Leonardo Cazzaniga in aula durante il processo per 12 omicidi in corsia

L’ex primario Leonardo Cazzaniga in aula durante il processo per 12 omicidi in corsia

Nel carcere di Alessandria attende, studiando, quello che probabilmente sarà il definitivo finale di partita. Leonardo Cazzaniga, 67 anni, il medico all’ergastolo per gli omicidi di pazienti nell’ospedale di Saronno, è iscritto a Lettere. La letteratura è sempre rientrata fra i suoi interessi. Al momento dell’arresto, il 29 novembre del 2016, andò in carcere portando sottobraccio un volume di quattro tomi dei tragici greci. L’appuntamento è per il 23 febbraio davanti alla quinta sezione penale della Cassazione. Verrà discusso il ricorso dei difensori contro l’ultima condanna all’ergastolo che si è abbattuta sull’ex viceprimario del Pronto soccorso del presidio ospedaliero di Saronno. Il decesso era quello di Domenico Brasca, morto a 82 anni, il 18 agosto 2014, nella sua abitazione di Rovello Porro (Como), dopo aver trascorso poche ore al Pronto soccorso saronnese.

Era stato l’ultimo omicidio addebitato a Cazzaniga, assolto in primo grado e condannato in Appello. A settembre di un anno fa la Cassazione aveva accolto il ricorso della difesa e rimandato il processo a Milano. Il 27 giugno di quest’anno la seconda Corte d’Assise d’appello aveva ribadito la condanna al carcere a vita. I giudici milanesi osservavano come la perizia avesse individuato nella salma di Brasca tracce di midazolam, promazina e clorpromazina: i farmaci del cosiddetto "protocollo Cazzaniga". Il verdetto non modificava la sorte giudiziaria dell’ex aiuto primario, che stava già scontando la pena massima (ergastolo con tre anni di isolamento diurno) per gli omicidi di sette pazienti in corsia e per due morti in ambito familiare: Massimo e Luciano Guerra, rispettivamente marito e suocero dell’infermiera Laura Taroni, al tempo amante di Cazzaniga.

Nel ricorso agli "ermellini" romani per chiedere l’annullamento di quest’ultima condanna, i legali di Cazzaniga, gli avvocati bresciani Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora, propongono una serie di considerazioni. Domenico Brasca era un malato terminale per il quale non era prevista possibilità di guarigione. Il momentaneo miglioramento ottenuto dopo il suo arrivo al Pronto soccorso si sarebbe presto esaurito, si sarebbe ripresentata una patologia respiratoria e questo avrebbe reso necessario un intervento con farmaci sedativi (midazolam) e neurolettici (promazina e clorpromazina): lo stesso che venne impostato da Cazzaniga, in linea con le indicazioni della società scientifiche. C’erano chiari segni di un infarto in corso. Brasca cessò di vivere dopo due ore dalle dimissioni dal Pronto soccorso, quindi a un’ampia distanza temporale dalla somministrazione dei farmaci.