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23 gen 2022

Imprenditore saronnese in carcere per bancarotta

L’arresto dopo più di due anni d’indagini sul crac di un’impresa della città. Stornati su conti personali gli utili, sequestrati dalla Finanza 500mila euro

sara giudici
Cronaca
Le indagini. sono scattate all’indomani della dichiarazione di fallimento nel 2019
Le indagini. sono scattate all’indomani della dichiarazione di fallimento nel 2019
Le indagini. sono scattate all’indomani della dichiarazione di fallimento nel 2019

di Sara Giudici È stato arrestato e ora si trova ai domiciliari l’imprenditore saronnese che deve rispondere all’accusa di bancarotta fraudolenta. È il risultato dell’operazione dei militari del comando provinciale di Varese, diretti dalla Procura di Busto Arsizio, che nelle ultime ore hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti dell’imprenditore di Saronno con contestuale sequestro di disponibilità finanziarie in capo agli indagati per un ammontare complessivo fino a concorrenza di oltre 500mila euro, nonché diverse perquisizioni locali e domiciliari. Tutto è iniziato da indagine partita dal fallimento nel 2019 dell’azienda del saronnese presentato proprio al tribunale di Busto Arsizio. Le indagini di polizia economico-finanziaria portate avanti con analisi di tabulati telefonici, accertamenti bancari, intercettazioni telefoniche hanno consentito di delineare le responsabilità dei due amministratori – di fatto e di diritto – della società, i quali sono accusati di aver artatamente ritardato il fallimento della medesima, aggravandone il dissesto e sperperando il patrimonio aziendale. La società fallita era stata spogliata del suo patrimonio immobiliare – scisso in una società appositamente costituita per gestire le proprietà di famiglia – e negli ultimi anni, già gravata da debiti tributari e previdenziali per ingenti somme – è stata tenuta in vita mediante l’alterazione di alcune voci di bilancio. Una situazione che ha provocato un evidente danno per l’erario, i creditori e i dipendenti. In particolare, a danno di questi ultimi, gli amministratori da diversi anni non ottemperavano al versamento delle quote relative alla previdenza complementare, comunque trattenute dalla busta paga dei lavoratori. Le risorse aziendali venivano invece utilizzate per corrispondere somme ai soci e amministratori, nonché per eseguire pagamenti preferenziali, mentre un intero ramo d’azienda veniva distratto a beneficio di una società neo-costituita. Tutte le prove raccolte nella lunga indagine hanno portato all’arresto delle ultime ore dell’imprenditore e al maxi sequestro ad ...

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