Il professor Paolo Grossi
Il professor Paolo Grossi

Varese, 23 ottobre 2020 - Continua il boom dei contagi da coronavirus in provincia di Varese. Ieri i nuovi positivi sono stati 393, dato che in Lombardia è secondo solo alla provincia di Milano (2.031). All’ospedale di Varese attualmente sono circa 120 i pazienti Covid ricoverati, di cui una ventina assistiti con Cpap e 10 in terapia intensiva. Ne abbiamo parlato con Paolo Grossi, direttore delle Malattie infettive al Circolo di Varese.

Professore, come si sta diffondendo il Covid-19 sul territorio?
"Il trend è quello di una continua crescita dei casi, in questo momento la prospettiva non è entusiasmante, poi bisognerà vedere come si evolve. Nel giro di pochissimi giorni siamo passati da una sostanziale inesistenza di casi a saturare praticamente l’ospedale".
Come si è giunti a questa situazione?
"Secondo me paghiamo lo scotto di un’eccessiva superficialità nel rispetto delle norme di prevenzione, in particolare nel corso dei mesi estivi, a fronte anche delle parole da parte di alcuni colleghi che invece di lavorare hanno cavalcato i talk show con messaggi che sono stati deleteri. Si è detto che il virus era morto ed era diventato bravo, quello che la gente si aspettava di sentirsi dire per rimuovere le limitazioni a cui tutti erano sottoposti".
Come sta reagendo l’Ospedale di Varese a questo aumento di casi?
"La crescita dei casi di Covid ha implicazioni sull’assistenza a persone che hanno altre patologie. Al momento l’Ospedale sta reggendo ed è in atto una strategia per far fronte in modo efficace sia ai malati Covid che ai pazienti non Covid. Molto dipende da quale sarà l’evoluzione: l’urgenza deve essere sempre garantita ma altre attività potrebbero subire limitazioni. Stavamo cercando di recuperare il pregresso degli scorsi mesi ma questa nuova situazione rallenta molto il percorso di recupero".
Varese era stata tra le province meno colpite della Lombardia in primavera, ora invece è tra quelle con più casi. Come si può spiegare?
"Non è facile capire appieno quale sia la vera ragione, certamente c’è stata un po’ di leggerezza da parte di molte persone, e ci troviamo di nuovo con anziani infetti, che sono la categoria più a rischio".
Rispetto alla prima ondata il virus ha la stessa intensità?
"Il virus non è cambiato di una virgola, abbiamo ancora casi gravi, anzi paradossalmente ce ne sono anche più gravi di prima. Tra i tanti soggetti attualmente infetti c’è una quota considerevole che necessita di assistenza ospedaliera".
Che messaggio possiamo dare ai varesini?
"Quello che è fondamentale è mantenere rigorosamente il rispetto delle norme comportamentali: uso delle mascherine, distanziamento e igienizzazione delle mani. Questi sono i tre punti su cui si basa la prevenzione. L’invito è di stare ancora più attenti, soprattutto adesso che si sta in luoghi chiusi".