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2 mar 2022

Caso Macchi, Binda fa causa allo Stato: ingiusta detenzione, in aula a maggio

In cella dal 2016 al 2019 con l’accusa di avere massacrato la studentessa nel gennaio del 1987

VARESE 16/01/2018 TRIBUNALE INTERROGATORIO - PROCESSO OMICIDIO LIDIA MACCHI - IN FOTO IMPUTATO STEFANO BINDA - FOTO GHIOTTO NEWPRESS
Stefano Binda in aula (Newpress)

Varese, 3 marzo 2022 - Ora è lui a volere giustizia e a trascinare lo Stato in Tribunale. Stefano Binda finì in manette il 15 gennaio 2016 con l’accusa di aver assassinato Lidia Macchi, a bordo della sua Panda, fra i sentieri sopra Cittiglio nel gennaio di trentacinque anni fa. Binda rimase in carcere fino al 24 luglio 2019 quando, dopo un ergastolo in primo gradio, la Corte d’Appello di Milano ribaltò la sentenza; decisione confermata anche dalla Cassazione.

L’uomo che oggi ha 54 anni, era ritornato nella sua casa di Brebbia dopo anni passati in prima pagina come il probabile assassino della studentessa massacrata a coltellate e poi coperta con un cartone. L’appuntamento è per il 24 maggio in Camera di Consiglio alla quinta sezione penale della Corte d’Appello di Milano. Il calcolo, per tre anni di detenzione, potrebbe arrivare a 327mila euro.

 

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