Tabaccaia
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Varese, 20 agosto 2019 - Calci al distributore di sigarette: i ragazzi, accompagnati dai genitori, si sono scusati e si sono messi a disposizione di Tiziana Colombo, titolare dell’omonima tabaccheria di piazza Garibaldi presa di mira venerdì, per dei lavoretti “riparatori”. Il caso ha fatto scalpore perché Colombo aveva pubblicato il video su Facebook nella speranza che «I genitori dei ragazzi li riconoscessero e che i ragazzi si rendessero conto». E così è stato: la punizione social ha sortito l’effetto desiderato. Il video che mostrava l’azione dei ragazzi, che ha bloccato la macchina per tutta una notte causando un danno per mancato incasso di oltre 600 euro stando alle stime, è stato tolto domenica: «Sarebbe stato ingiusto continuare a renderlo pubblico dopo che i ragazzi si sono fatti avanti scusandosi».

Sembrava una storia di piccolo vandalismo e, invece, è diventata qualcosa di più. È diventata un esempio sul come si possa sbagliare, fare ammenda e riscattarsi mostrando di che pasta si è fatti. «Dei quattro ragazzi ripresi nel video solo uno ha materialmente preso a calci il distributore – spiega Colombo –. Domenica mattina due degli altri ragazzi sono venuti in tabaccheria accompagnati dai rispettivi padri. Ci siamo chiariti, i ragazzi si sono scusati e i padri mi hanno assicurato che lunedì (ieri per chi legge) i loro figli si sarebbero presentati in tabaccheria pronti a darmi una mano con dei lavoretti. E così è stato. Sono rimasti con me sino a oltre alle 9.30. Sono stati bravissimi: hanno spazzato e lavato tutto il marciapiede intorno al negozio e hanno lucidato come uno specchio il distributore di sigarette che adesso è abbagliante». Il ragazzino che ha preso a calci il distributore ora è in vacanza. «Ma lo zio è venuto in negozio – dice Colombo –. Assicurandomi che, non appena il nipote fosse tornato, si sarebbe presentato qui per fare la sua parte». Colombo è riuscita là dove parecchi studiosi dell’età adolescenziale hanno fallito. «La verità è che sono dei bravi ragazzi – dice Colombo –. Hanno sbagliato, e può capitare. Ma, a differenza di tanti altri, con accanto le loro famiglie, hanno avuto il coraggio di farsi avanti, ammettere l’errore e mettersi a disposizione per dimostrare di aver capito»