Il processo Angeli e Demoni con Leonardo Cazzaniga
Il processo Angeli e Demoni con Leonardo Cazzaniga

Busto Arsizio, 3 febbraio 2021 - Un po’ a sorpresa Leonardo Cazzaniga è comparso nel Palazzo di giustizia di Varese. L’ex aiuto primario del pronto soccorso del presidio ospedaliero di Saronno ne era uscito nel gennaio di un anno fa gravato dalla condanna all’ergastolo per l’omicidio di dieci pazienti in corsia (era imputato per dodici) e per la morte di Massimo e Luciano Guerra, rispettivamente marito e suocero della sua amante dell’epoca, l’infermiera Laura Taroni. Tutti provocati, secondo l’accusa, da farmaci somministrati in sovradosaggio e in rapida successione. Il 23 febbraio, a Milano, la seconda udienza del dibattimento d’appello. Il ritorno di Cazzaniga a Busto è avvenuto in una cornice processuale leggermente diversa.

Il decesso approdato davanti al gip Giuseppe Limongelli è quello di Romano Venturi, imprenditore di Saronno, titolare di un’azienda di componentistica di acciaio, morto in ospedale, a 62 anni, il 27 dicembre del 2010. Lo scorso giugno il procuratore di Busto, Gian Luigi Fontana, aveva chiesto l’archiviazione, fondata soprattutto sul parere dei consulenti secondo cui era non era possibile stabilire se il tracollo del paziente fosse avvenuto prima o dopo la somministrazione di cinque fiale di morfina. La famiglia, rappresentata dall’avvocato Giovanna Menichino, il legale che aveva sottoposto il caso alla procura, si era opposta alla richiesta di archiviazione. Ieri si sarebbe dovuto discutere questa opposizione, ma l’udienza è stata rinviata all’11 maggio, Cazzaniga ha ripreso la strada del carcere di Monza, i suoi difensori Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora, quella dei rispettivi studi, a Brescia. Le ultime ore di vita di Romano Venturi trascorrono in serenità, in compagnia degli amici. Attorno all’ora di cena il respiro si fa affannoso, difficoltoso. L’imprenditore decide che è prudente un controllo, visto che l’anno prima è stato sottoposto a un intervento chirurgico per un tumore a un polmone. Raggiunge l’ospedale alla guida della sua auto, accompagnato da moglie e figlia.

«Dite che mi tengono qua?", domanda prima che le porte scorrevoli si richiudano alle sue spalle Sono le ultime parole e l’ultima immagine rimaste ai familiari. Il ricovero avviene all’1.46. La cartella clinica registra alle 2.18 la somministrazione delle cinque fiale di morfina. Sei minuti più tardi il respiro si fa agonico. Alle 2.38 viene praticata nella succlavia, il vaso sanguigno sottostante la clavicola, una iniezione di ipnovel (farmaco ipno inducente il cui principio attivo è il midazolam). Questione di nanosecondi. Il paziente cessa di vivere. Morfina e midazolam in eccesso. Cazzaniga li impiegava nell’applicare il suo “protocollo”. La famiglia Venturi denuncia quello che considera un omicidio.