Elis Ferracini con una delle sue creature
Elis Ferracini con una delle sue creature

Busto Arsizio (Varese), 4 novembre - Sono i burattini a far riflettere sull’assurdità della guerra, a cent’anni dalla fine del Primo conflitto mondiale, con la storia “Sandrone soldato ovvero per una più grande Italia”. La prima rappresentazione avvenne all’interno di Cellelager, campo di prigionia dove furono internati molti ufficiali italiani, dopo Caporetto, nel 1917. Scritto da un ufficiale, Angelo Ruozi Incerti, capitano del 155° Reggimento Fanteria Brigata Alessandria, è una critica alla guerra e un appello alla fratellanza. A riproporlo sono Elis Ferracini, burattinaio bustocco, che continua l’arte e l’impegno civile del padre Rimes, e il bolognese Maurizio Mantani. Lo spettacolo, già applaudito in varie città, in scena ieri a Casorate Sempione, sarà oggi a Gorla Maggiore e martedì a Busto Arsizio, al teatro Fratello Sole. Il sogno dei due burattinai è riportarlo in Germania.

Ferracini come avete recuperato questo copione?

«Dobbiamo ringraziare due amici, Antonio Campanini, che ogni anno organizza RaduPo, manifestazione dedicata al grande Otello Sarzi, e Carlo Perrucchetti, che si occupa di Storia della musica della Prima guerra mondiale. Un anno fa ci parlarono di questo testo e del suo autore, proponendoci di allestire in teatro lo spettacolo. La storia ci ha conquistati, presenta temi di grande attualità e poi il centenario della fine del conflitto è l’occasione per recuperare il ricordo di Ruozi Incerti, prigioniero a Cellelager con Carlo Emilio Gadda e Guido Sironi, sindaco di Gallarate negli anni Cinquanta».

Dopo 100 anni sono i burattini a far riflettere sulla guerra.

«Sandrone è il contadino strappato alla terra, mandato a combattere; vede in trincea l’assurdità della guerra: dall’altra parte non c’è il nemico, contro cui i generali ordinano di sparare, ma un contadino come lui, che a casa ha lasciato la famiglia. E con il soldato austriaco divide il pane che ha appena ricevuto. Loro, gli ultimi, sono quelli che pagano il conto pesante, vite spezzate, mentre la guerra è un affare per pochi».

Un testo coraggioso.

«Certamente. Ruozi Incerti era in un campo di prigionia per ufficiali, uomini colti: nella loro situazione, l’arte e la cultura erano preziose alleate nella prigionia. In quel contesto nasce il racconto del soldato contadino, Ruozi Incerti smaschera l’ipocrisia dei potenti, dei generali che davano ordini, e degli industriali che fabbricavano armi. La prima vittima della guerra è la verità: dall’altra parte non c’è un nemico, scopre Sandrone, ma un contadino con cui divide il pane».

È un’esperienza importante nell’ attività di burattinaio?

«È doppiamente importante, in primo luogo perché con “Sandrone soldato” il teatro dei burattini torna alle origini come spettacolo per tutti, a cominciare dagli adulti a cui questa storia è rivolta, il secondo aspetto riguarda i temi trattati, attuali, l’assurdità della guerra e il desiderio di pace. A Sandrone non interessano medaglie, lui pensa alla sua famiglia, come il contadino austriaco che non è il nemico ma un fratello».