Bestie di Satana, 20 anni dopo. Il padre di Mariangela Pezzotta, uccisa a badilate: “Il suo sacrificio svelò l’orrore della setta”

La figlia fu ammazzata dal gruppo, lui ha scelto di non tacere: “Posso parlare di lei con amore e stima, altri padri non possono farlo. Volpe? Spero di non incontrarlo mai, non ha pagato”

Silvio e Mariangela Pezzotta

Silvio e Mariangela Pezzotta

Somma Lombardo (Varese) – Silvio Pezzotta è un gigante. Ha mani grandi e cuore ancora più grande. Il 24 gennaio di vent’anni fa la follia omicida delle Bestie di Satana gli strappa Mariangela, la figlia di 27 anni. Per nove anni è stata legata ad Andrea Volpe. È venuta a conoscenza di qualche segreto? Volpe accuserà Nicola Sapone di avergli dato un ultimatum per l’eliminazione di Mariangela. L’agguato nello chalet di Golasecca dove Volpe vive con Elisabetta Ballarin, la nuova compagna. Un colpo di revolver al volto. Mariangela non muore. Secondo l’accusa e le sentenze, Volpe chiama in soccorso l’amico Sapone. Mariangela Pezzotta viene finita a badilate. Il corpo è malamente sepolto nella serra. L’omicidio svelerà gli altri crimini della setta.  

Andrea Volpe all'epoca dei fatti
Andrea Volpe all'epoca dei fatti

Silvio Pezzotta, sono trascorsi vent’anni.

"In vent’anni il mondo è cambiato. In una cosa non c’è stato un cambiamento: si continua ad ammazzare le donne. Ma il sacrificio di Mari non è stato vano. Ha contribuito a smantellare qualcosa di brutto che esisteva sul territorio e ha insegnato una cosa alle donne: non si deve credere a lusinghe che poi si pagano care".

Si sente di ripercorrere quel giorno, quelle ore?

"Li ricorderò finché avrò vita. Il saluto di Mariangela alla una e mezza del pomeriggio, mentre usciva: “Ciao, ci vediamo stasera”. Andava nel negozio di scarpe che aveva aperto da poco e che lavorava molto bene. La mattina dopo ero a Malpensa per un impegno. Alle nove e mezza è arrivata la telefonata di mia moglie, di tornare subito a casa. Avevano trovato l’auto di Mari su quel ponticello. Lo ostruiva completamente, non si passava né da una parte né dall’altra. Credo che sia intervenuto qualcosa, una forza, altrimenti il corpo di Mari forse sarebbe finito nel Ticino e chi si è visto si è visto. Infatti avevano già iniziato a cercarla nel fiume. Quando il maresciallo Segreto mi ha chiesto se conoscessi Andrea Volpe, la mia risposta è stata “Me l’hanno ammazzata”".

Mariangela era stata attirata nel villino di Golasecca col pretesto di una cassetta da restituire.

"La cassetta l’ho ancora in casa. Lui suonava a Dairago e Mari aveva fatto la cassetta con la mia telecamera. Le aveva detto che gli serviva per un provino".

Lei non solo ha perdonato Elisabetta Ballarin, coinvolta nella fine di Mariangela e condannata a 23 anni. Le è stato vicino, l’ha aiutata in tanti modi, anche per una borsa di studio. Come ha trovato la forza di farlo?

"Ero amico di Alberto, il padre, giornalista. Lei aveva sei o sette anni, per noi era Bettina. Aveva conosciuto Volpe quando aveva 15 anni. Era cambiata da così a così. Quando è successo aveva 18 anni. Volpe l’aveva assoggettata. La droga. Su questo voglio dire una cosa. In tanti anni che ha frequentato Volpe mia figlia non si è mai drogata, la sua forza di volontà ha prevalso su tutto. Elisabetta era impasticcata dalla mattina alla sera. Ero e rimango convinto che sarebbe stata lei la prossima vittima. Avrei potuto fare finta di non conoscerla e voltarmi dall’altra parte. Invece, per tutte queste ragioni, ho ritenuto che meritasse una prova d’appello, qualcuno che le desse una mano per ritrovare la strada maestra e recuperare il senso della vita. Elisabetta ha ripagato la mia fiducia. Si è laureata, lavora. Fra noi c’è un rapporto di grande affetto".

Cosa le augura?

"L’augurio che le faccio è quello di avere una vita tranquilla".

Volpe era quasi cresciuto in casa sua.

"Stava con mia figlia da quando erano ragazzini delle scuole medie. È venuto in montagna con noi. Quando ha comprato la moto, l’ha portata a casa mia. Lavorava. Ci parlavamo. È cambiato dopo il servizio militare. Mari aveva cercato di sostenerlo in tutti i modi".

Sua figlia le chiese aiuto?

"Sì, fu un momento bellissimo. Mari aveva cercato di aiutarlo in tutti i modi. Lui le aveva spillato tanto denaro. Mari mi chiese di chiuderle il conto. “Così - mi disse - non avrò più niente e Andrea la smetterà di chiedere”. Ero io a darle i soldi quando usciva. Quando un figlio, dopo una sbandata, chiede ai genitori di dargli una mano è una cosa importante. Vuol dire che c’è dialogo. È molto bello".

Volpe è libero da qualche anno. Ha mai pensato che potrebbe incontrarlo?

"Spero di non rivederlo mai più finché campo. Se dovessi incrociarlo, non so come mi comporterei anche se fondamentalmente sono una persona tranquilla. Mi considero un garantista. Però dico che Volpe non ha pagato. È a posto con la legge, ma non ha pagato il debito che ha verso le famiglie: il vero debito".

Lei è credente?

"Ho la mia convinzione religiosa. Mi definisco un laico con la fede. Quando ho qualche problema prendo la macchina e vado al Santuario della Madonna del Ghisallo, la chiesa dei ciclisti. Chi mi conosce sa che sono da sempre un appassionato della bicicletta, un organizzatore di corse, uno che ha il culto di Fausto Coppi. Entro in chiesa e lì parlo con Qualcuno. A destra dell’altare c’è la foto di Mariangela".

Ha rapporti con i genitori delle altre vittime?

"Nella Rsa che dirigo c’ è il padre di Andrea Bontade (il giovane di Somma Lombardo indotto al suicidio dalla setta, ndr ). Con Michele Tollis, il padre di Fabio, ci siamo visti alla corsa di handbike che organizzo per ricordare Mari. Lui ha vissuto tutto questo in altro modo. Ha il suo carattere. Lo rispetto. Altri hanno scelto il silenzio. Rispetto anche loro. Io parlo, nella speranza che su dieci parole che dico almeno quattro possano servire agli altri".

La madre di Lidia Macchi, la studentessa di Varese uccisa a coltellate nel gennaio del 1987, una volta ha detto che preferisce essere la madre di Lidia piuttosto che la madre del suo assassino. È d’accordo?

"Non ci sono dubbi. Non ci sono storie. Io posso parlare di mia figlia con amore e stima. Altri padri non possono fare lo stesso".

Cosa direbbe ai genitori per metterli in guardia dalla trappola di sette e pseudo sette?

"Parlate, dialogate con i vostri figli. Se un ragazzo confida di avere un problema, per i genitori è un successo: significa che hanno saputo instaurare un dialogo. Ma devono essere anche i genitori a capire quando il figlio ha un problema e che è arrivato il momento di intervenire".

Chi è Silvio Pezzotta, oggi?

"Sono fortunato. Ho una figlia e due nipoti splendidi. Sono felice quando mia nipote, ha 22 anni, mi chiede. “Nonno, cosa devo fare?”. Ho una moglie sempre presente, che non è mai apparsa. E quando qualcuno ha bisogno, io ci sono".